ASCOLI PICENO – “Ciò che non si vede ci può essere”: è questo lo slogan coniato da Lolò, al secolo Rodolfo Bruni, titolare dell’omonimo negozio che gestisce a Porta Maggiore da 50 anni tondi. Nato il 7 gennaio del 1961 come cartoleria, nel piccolo locale all’angolo con via Tranquilli, il negozio si è trasferito nella posizione attuale, all’angolo opposto della piazza, nel 1972. Nel frattempo ha già subito una trasformazione, con l’aggiunta di altre categorie merceologiche: filati, lane e passamanerie, tutto per la sartoria, quindi biancheria intima, alcuni capi di abbigliamento, articoli di profumeria e tanto altro ancora.

Il 6 gennaio scorso Lolò ha festeggiato i primi cinquant’anni di attività con una festa che ha coinvolto tutto il quartiere regalando anche qualche sorpresa, come l’esibizione del soprano De Angelis (figlia di un sarto di Mozzano affezionato cliente), accompagnata da un tenore, e le poesie in dialetto dedicate a Lolò dalla signora Lucia e dalle sorelle Daniela e Piera Cinelli. La musica si è diffusa fin dal mattino per le vie circostanti Piazza Cantalamessa (meglio nota agli ascolani come Piazza delle Caldaie), che è stata occupata praticamente tutto il giorno, ma nessuno se ne è lamentato: un chiaro segno dell’affetto e della partecipazione popolare a quella che è stata vissuta come una festa di tutti.

Entrando nella bottega di Lolò, la prima sensazione è di velata ‘claustrofobia’: banconi, scaffali ed espositori traboccano di prodotti appesi, stipati, accatastati, in un tripudio di colori, forme, materiali ed etichette. Ma non bisogna farsi ingannare dall’apparenza: “In realtà, è tutto ordinatissimo”, garantisce Franco, il figlio maggiore di Lolò che si occupa del negozio ormai da 25 anni, insieme al padre e al fratello Enzo (la mamma Olga, anche lei a lungo impegnata nell’attività di famiglia, è scomparsa qualche anno fa).

Una breve permanenza nello stretto corridoio fra i banconi e la merce esposta consente però di apprezzare un’atmosfera di cordialità e buon umore. La clientela è molto varia. Una giovane mamma in attesa chiede un nastro di raso rosa per la copertina che sta facendo per la sua bimba; un signore anziano si informa su speciali canotte di lana a costine, diverse da quelle che gli ha erroneamente comprato la moglie; una signora sceglie pazientemente una collezione di fazzoletti di stoffa da uomo per suo padre, consultandolo più volte al telefono per non rischiare errori, dato l’assortimento di fantasie e tessuti – e chi l’avrebbe mai detto, nell’epoca dei fazzoletti di carta.

Del resto è questa la chiave del successo di un’attività a gestione familiare che resiste all’assalto dei centri commerciali: “Bisogna essere assortiti“, afferma lo stesso Lolò. Ma c’è di più: la disponibilità ad ascoltare le storie dei clienti e a dare consigli e spiegazioni, con pazienza e professionalità; e la gente apprezza un rapporto diretto e personale di cui ormai si è persa ogni traccia nell’esperienza di acquisto cui siamo abituati nella grande distribuzione.

Già: come fa un negozio di quartiere a resistere ai famigerati centri commerciali?

“Di sicuro il nostro è un negozio particolare”, dice Franco. “Abbiamo fatto da tempo, anche da prima che spuntassero ovunque centri commerciali, la scelta di non inseguire la concorrenza sulla strada del ribasso dei prezzi, privilegiando invece una strategia che punta sulla qualità dei prodotti. Proponiamo marche non commercializzate dalla grande distribuzione e abbiamo una gamma di categorie merceologiche molto vasta. Questo ovviamente comporta sforzi notevoli in termini di investimento, ma finora la scelta di differenziarci in questo modo si è dimostrata vincente”.

E comunque la dimensione del negozio di quartiere gli va stretta: “Abbiamo clienti che vengono appositamente da Amandola o da Amatrice, dai paesi della vallata e persino da Roma”, rivendica Lolò con una punta di orgoglio. “In effetti, i negozi come il nostro stanno scomparendo, sia qui da noi sia, ancora di più, nelle grandi città”, aggiunge Franco.

Questa realtà sembra quindi una felice eccezione. Ma come lo vedete il futuro? “E chi lo sa? Difficile fare previsioni, non sappiamo se i nostri figli vorranno continuare, ma per ora andiamo avanti, con passione e soddisfazione.”

Allora auguri per i prossimi cinquant’anni di attività.

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