Grande Piceno. E’ ormai abbastanza chiaro che l’Anconacentrismo sta penalizzando oltre misura il territorio piceno, versante ascolano e rivierasco. Celani come presidente della Provincia e Castelli come sindaco di Ascoli lo sanno benissimo ma lo dicono soltanto per scopi elettorali. Senza mai affondare i colpi a causa di una degenerazione della politica che mira a vivere in “stato di inciucio” nei momenti in cui non c’è necessità di fare campagna elettorale. A breve vedremo interventi della Provincia a difesa del territorio rivierasco semplicemente perché serve demonizzare  Spacca & C. in concomitanza delle elezioni amministrative che si terranno prossimamente a San Benedetto e quindi avvantaggiare la lista che ha Bruno Gabrielli come candidato sindaco.

Un gioco delle parti che ha impedito fino a poche settimane fa che l’attuale sindaco uscente Giovanni Gaspari si ribellasse allo strapotere anconetano (cassa di colmata al porto per contenere fanghi portuali anche di Senigallia, mancato contributo per la circonvallazione, ospedale ridotto ai minimi termini ecc.). Da qualche tempo si registrano alcuni segnali di scontento per far vedere che il centro sinistra sambenedettese è sveglio e non intende avere penalizzazioni. Per non far vedere che è succube di Spacca e della linea politica regionale che sta facendo del tutto per ridimensionare lo strapotere turistico marchigiano della riviera picena.

Finite le elezioni tutto tornerà come prima alla faccia dei soliti cittadini, utili soltanto in tempo di voti. Per cui, come stiamo facendo da qualche anno a San Benedetto, vorremmo che anche nell’ascolano la voce dei cittadini diventi più importante e che, chi è al potere, sia costantememte al loro servizio. Fra le priorità, come potete dedurre dal DisAppunto quotidiano su Rivieraoggi.it, riteniamo che ci sia la necessità che Ascoli Piceno non sia più una città di 50 mila abitanti ma di oltre 100 mila con la creazione di un’area metropolitana che raggruppi montagna e collina fino a 15 chilometri dal mare. Utilizzando strumenti come le Unioni di Comuni o le associazioni di Comuni. E cioè due grandi territori che sarebbero in grado di autogestirsi in tutto e per tutto, svincolandosi o ottenendo il dovuto dal potere regionale.

Il mio sogno è che si arrivi pian piano (sono arciconvinto che il futuro è questo e sta alle persone intelligenti anticiparlo) ad un mega territorio di oltre 200 mila abitanti gestito da un solo sindaco e una giunta ristretta il cui nome naturale sarebbe Picenia. Mi fermo qui perché, se esagero, ci sarà subito qualcuno che mi accuserà di fare fantascienza anche se sa benissimo che non è così. E’, infatti, solo questione di tempo. Poco, secondo me.

Negli Stati Uniti, in California per l’esattezza, c’è una città di nome Irvine che ha 230 mila abitanti in un territorio cinque volte il nostro e che è gestito da una giunta di 5 persone tra le quali sindaco e vice sindaco con un city manager che cura gli aspetti esecutivi. Una volta si diceva che gli Stati Uniti stanno 10 anni avanti, oggi di meno. Quindi perché ridurre a fantascienza obiettivi possibili che risolverebbero il 70% delle problematiche nostrane? E’ importante iniziare a metterci le mani e pricnipalmente i cervelli.

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