ASCOLI PICENO – L’occasione era delle migliori: l’incontro in Comune tra Benigni, Palatroni, Castelli e Brugni. Il motivo più che ovvio: il mancato pagamento dei contributi Enpals e l’arrivo di un’altra penalizzazione, oltre alla confusione che accerchia le operazioni di vendita. E’ con questi presupposti che ieri a piazza Arringo circa 150 tifosi bianconeri sono stati partecipi di una dura e serrata manifestazione di protesta contro il presidente Benigni. Anche molto esplicita: fumogeni, bombe carta, striscioni, cori e urla; ma non basta tutto ciò per descrivere l’atmosfera di tensione che, a partire dalle 21, si respirava davanti al Municipio. In 113 anni di storia, ieri è stata scritta una delle pagine più nere della storia dell’Ascoli Calcio.

Il summit tra il famoso ‘triangolo della vendita’, Palatroni – Società – Comune (Vedi foto in Gallery), ha portato ad una notizia certa: se entro venerdì la domanda e l’offerta non collimeranno salterà tutto. A dirlo è in prima persona Piero Palatroni, rispondendo alle domande dei tifosi presenti: “Ci sono ancora speranze, altrimenti non sarei qui, ma spero di aumentare il numero di imprenditori nella mia cordata”. E’ certo, infatti, che ci sia una notevole differenza tra l’offerta del titolare dell’Arca e la situazione debitoria attuale dell’Ascoli Calcio. A questo punto, se entro tre giorni non si sbloccherà l’impasse, si avvicinerebbe lo spettro del fallimento, anche a causa della mancanza di offerte di acquisto alternative.

In tutto questo caos, nella giornata di ieri, è bastato poco ai tifosi per organizzare la protesta. Già dalla mattina circolavano sms e inviti anche in rete per partecipare alla manifestazione che è proseguita anche oltre la mezzanotte.

I sostenitori hanno potuto avere anche un colloquio diretto con il sindaco Castelli e l’assessore Brugni, oltre che con lo stesso Palatroni, appena dopo la fine dell’incontro, durato circa un’ora. Ma, come si può immaginare, il picco di tensione e tumulto si è avuto quando da palazzo Arengo è uscito il presidente Benigni. Ai cori ( ‘Un presidente, c’è solo un presidente’ ) e agli insulti (‘vai via, buffone’), il numero uno bianconero ha risposto con un ironico applauso che ha fatto scattare l’allerta dei funzionari della Digos, costretti a scortarlo per evitare il contatto con gli ultras, inferociti e rabbiosi, ma fino alla fine speranzosi. E’ l’animo di ogni tifoso ascolano, credere nell’arrivo di un ‘deus ex machina’ che porti con sè un po’ di sereno e qualche certezza. Ma una certezza purtroppo c’è: la storia dell’Ascoli è in serio pericolo.

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