OFFIDA – La congrega della “Mangusta” sarà padrona di Offida fino al martedì di Carnevale. Così ha deciso il sindaco Valerio Lucciarini, vestito con un “guazzarò tricolore”, che come ogni hanno precisa, con vanto, l’onore di compiere questa scelta in maniera arbitraria e assoluta: “L’unico caso in cui il giudizio del sindaco è sovrano!”.

Nella gremita sala consiliare, tutta addobbata dagli stendardi delle congreghe, la chiave della città è stata consegnata alla “Mangusta” e il momento è stato ufficializzato dal rullo dei tamburi.

Questa tradizione, iniziata nel 1986, diciamoci la verità (ci concediamo anche noi una briciola di ilarità, Offida non ce ne voglia!) permette a tutte le cariche istituzionali offidane, di godersi liberamente l’amato carnevale.

Presenziando al Giovedì Grasso si capisce subito l’aria che tira. Anche la stessa opposizione capeggiata da Simone Corradetti, ha dichiarato una “tregua” per tutto il Carnevale.

Fra i presenti in Sala Consiliare abbiamo sentito Vinicio Pasquali, classe ’28. Il simpatico offidano fa parte dei “Musi Neri” un gruppo storico del carnevale, dal lontano 1946: “Eravamo in tre, ed era appena finita la guerra, per mascherarci all’epoca usavamo lenzuola e coperte e diventammo gli “Oro, Incenso e Mirra”. Oggi siamo chiamati i Musi Neri, perché ci tingiamo completamente la faccia”

“Non solo i Musi Neri- interviene allegramente un vicino– siete anche il gruppo che non parla. State sempre con il bicchiere in bocca!”

“Dovreste vedere il nostro stendardo- entra nei particolari Pasquali- vi è rappresentato un calderone in cui mettiamo simbolicamente a bollire tutte le congreghe di Offida. Salviamo solo la congrega della Ciuvetta (scoppia a ridere)”.

Insomma l’allegria regna sovrana.

Il pittore di Grottammare, Patrizio Moscardelli, ha donato un’opera alla città, che rappresenta la Mangusta accanto al Ciorpente (ovvero la congrega del serpente)

Da sottolineare quest’anno la lettura di una poesia dell’offidana Luisella “Lu Carnval D’Ufid” (vedi pdf).

Ecco uno stralcio

“… Quoscì lù Carnvale pararié divers,

ma l’essenz è sempr la stess

lù bev, lù magnià fine a s’ntiss scppià

e se nu maschie n’ femmene

gliela fa a chiappà e fai na carezz

allor sci che più bella s’fa la fest

ma lù dì dop a tutti gir fort la test

Solo la forza di una poesia, per giunta dialettale, poteva racchiudere il cuore del Carnevale offidano in un soffio breve di parole.

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