ASCOLI PICENO – La Provincia vuole chiudere l’agenzia Piceno Sviluppo, il Partito Democratico dall’opposizione si ribella e critica aspramente metodi e contenuti della scelta.
Di cosa si occupa la Piceno Sviluppo? Essenzialmente di intercettare investimenti pubblici e supportare gli investimenti privati, nell’ambito dei cosiddetti Patti Territoriali. La Provincia di Ascoli ne è socio di maggioranza con il 52% delle quote, anche se la quota sarebbe dovuta essere ripartita con la Provincia di Fermo. E comunque la ripartizione non è stata fatta.
La messa in liquidazione, secondo la ricostruzione del Pd, risale al 13 luglio scorso. Il personale, sempre secondo il Pd, non percepisce lo stipendio da diversi mesi. Si tratta di tre dipendenti a tempo pieno e un dipendente part time. Raggiunto a dicembre dal preavviso di licenziamento, poi prorogato recentemente al 7 marzo. Venerdì 4 marzo, mentre scriviamo, il presidente della Provincia Piero Celani ha programmato un incontro con i sindacati.
Per il segretario provinciale del Pd Antimo Di Francesco (clicca qui per visualizzare sua intervista) la liquidazione e i licenziamenti sarebbero un’ingiustizia “in quanto Piceno Sviluppo nell’ambito dei Patti Territoriali ha creato 77 milioni di euro di investimenti in 15 anni. La Provincia dovrebbe valorizzarne le competenze in un momento di crisi come questo. I dipendenti non sono mai stati incontrati da Celani, non prevede strumenti alternativi e dovrebbe quantomeno prevedere il ricollocamento dei dipendenti in altre società partecipate”.
Per il capogruppo Pd in consiglio provinciale Emidio Mandozzi, “l’organo politico della Provincia, cioè il consiglio provinciale, non ha mai avuto informazioni su questa vicenda, tantomeno ha deliberato alcunchè. In passato in Consiglio c’erano aspre discussioni per le ricapitalizzazioni delle società partecipate, ora per una messa in liquidazione non ci sono delibere e non ne se parla. Dico io, ma è normale questo atteggiamento?”.

L’ex vicepresidente della Provincia, poi, parla di “inutili lamentele sul Piceno cenerentola delle Marche, se poi le agenzie di sviluppo che abbiamo le smantelliamo”. E poi rivendica la natura di “non carrozzone” della Piceno Sviluppo, sostenendo: “A parte che i dipendenti sono ben pochi, ma comunque l’agenzia si autofinanzia nell’ambito dei progetti ministeriali a cui partecipa”.
Alla protesta del Pd provinciale, fa sentire la sua voce anche l’assessore regionale con delega al Piceno, Antonio Canzian: “Come per il Piceno Consind, qui il centrodestra agisce con eccessiva disinvoltura. Non condividiamo, e critichiamo, questa smania liquidatoria, oltretutto monocratica e decisionista, senza coinvolgere il consiglio provinciale e il territorio. Senza un dibattito, senza un confronto. Celani con il suo individualismo non vuole sentire ragioni”.

Anche Giuseppe Pizi, segretario dell’Unione Comunale del Partito Democratico di Ascoli città, manifesta il suo disappunto e lo fa tramite una nota: “Sulla decisione, innanzitutto, pesa una forte pregiudiziale di legittimità, dato che l’organo che deve eventualmente decidere la dismissione dell’Ente è il Consiglio Provinciale e non direttamente il Presidente. La scelta della chiusura, inoltre, va nel senso del tutto contrario a quello di una politica attenta al territorio ed ai suoi innumerevoli problemi: non si è minimamente tenuto conto del destino dei lavoratori dell’ente e si è liquidata con sufficienza la possibilità di ripensare la Piceno Sviluppo come agenzia di rilancio industriale ed economico di questo territorio che ha bisogno come il pane di nuove strade, nuovi progetti per riprendere fiato”.

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