SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Sì è concluso con una condanna in primo grado a due mesi di reclusione, il processo a carico di un giovane accusato di violenza personale e atti osceni. Nel 2008 il ragazzo si sarebbe masturbato a bordo del suo mezzo mostrando l’atto ad una donna che passeggiava con il suo cane per le vie di Stella di Monsampolo.

Per la difesa si trattò di un caso fortuito, il giovane affetto da balanite (una infiammazione ai genitali) era alla ricerca di una farmacia e non di una vittima.

Da quanto emerso al processo (dichiarazioni parte lesa del 19 marzo), il giovane avrebbe camminato a distanza della donna per un po’, per poi accostarsi a lei con atto esibizionista e sghignazzando. Intimorita, la donna avrebbe chiamato il marito poliziotto, che dopo aver raccolto lo spavento, si è messo sulle tracce dell’uomo per trovarlo e condurlo in centrale.
Il giovane dopo quella giornata è uscito dagli uffici di Polizia con un trauma cranico e contusioni varie che però secondo la magistratura non sarebbero state causate dagli agenti.
Nella conclusione gli avvocati della donna hanno ribadito il concetto di violenza personale, generato da azioni che avrebbero costretto la donna a fuggire. Azioni che a detta dei legali, sarebbero confermate dall’atteggiamento d’imbarazzo del giovane nel raccontare la circostanza.
Per la difesa del giovane però il suo imbarazzo è stato causato da una situazione alquanto delicata. L’imputato infatti soffre di una malattia comprovata da tempo chiamata balanite (un’infiammazione genitale che provoca bruciori), che lo avrebbe costretto quel giorno ad uscire dalla superstrada per cercare una farmacia. Mentre la cercava, l’imputato avrebbe attenuato il dolore con un massaggio nelle parti basse.
Di quello si trattava, non di esibizionismo: questa la linea difensiva dell’imputato.
Sempre per la difesa, sarebbero discutibili anche le cause del ferimento. Un trauma cranico e un setto nasale leso, ad esempio, che i poliziotti (intervenuti al processo) avrebbero definito come ferite che lo stesso giovane si sarebbe inferto forse perché provato dai fatti. (Ad ogni modo per questa circostanza il giudice non ha ritenuto autori delle percosse i poliziotti).

Per il giudice Giuliana Filippello non sono esistiti i presupposti per confermare l’accusa di violenza privata, e per tali ragioni ha assolto il giovane da quest’accusa. Confermando al contrario la condanna in primo grado a due anni per atti osceni, spese processuali incluse.

La difesa dell’imputato al verdetto si è vista parzialmente soddisfatta dichiarando che presto il caso ritornerà in appello certi dell’innocenza del giovane.

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