ASCOLI PICENO – Molto coinvolgente la presentazione e interessante il dibattito sul libro “La manipolazione affettiva nella coppia – Riconoscere e affrontare il cattivo partner” che si sono tenuti questa  mattina, 8 marzo, presso la sala consiliare della provincia di Ascoli.

L’autrice, Pascale Chapaux Morelli, ha trascinato i partecipanti in un interessante viaggio nel mondo delle donne vittime di violenza sia psicologica che fisica: “Gli episodi di violenza sono tanti e si sviluppano anche in quei contesti che sembrano rassicuranti ma celano degli spaccati terribili”. Così la Chapaux descrive quei rapporti di coppia “squilibrati”: dei microcosmi dove il partner diventa un manipolatore e distrugge la compagna prima psicologicamente poi, spesso, anche fisicamente. ”Dopo l’uscita del mio libro in Francia, tante persone mi hanno raccontato di aver vissuto storie di violenza sia in prima persona sia indirettamente, il fenomeno è molto più diffuso di quanto non si creda”.

“Le donne fanno fatica a denunciare gli episodi di violenza perché pensano che il loro compagno possa cambiare, sono convinte che comunque il rapporto vada salvato perché sono coinvolte sentimentalmente” afferma l’autrice. “Molte donne, che hanno subito e subiscono violenza, parlano dei loro persecutori con amore ed è proprio in questo “amore malsano” che si cela il pericolo letale che le porta a subire, fino a conseguenze estreme, ogni sorta di persecuzione”.

E’ trascinante la narrazione della Chapaux, ma anche molto tecnica e spiega il meccanismo perverso in cui cadono le vittime di questa violenza così subdola: “Spesso il partner manipolatore, in pubblico, è una persona molto affettuosa, uno che mira a salvare le apparenze, ma che tra le mura domestiche si trasforma in uno spietato carnefice. L’immagine pubblica non fa che confondere ancora di più la vittima, che rimane prigioniera in una scissione di personalità che amplifica il caos affettivo in cui si trova e la spinge a dubitare in sè stessa”.

In sostanza la donna pensa che il suo compagno, a volte, si comporta male ma che forse è lei stessa a provocare questo atteggiamento perché lui in pubblico è una persona normale, premurosa e affettuosa.

“E’ questa pericolosa alchimia che se non viene  spezzata porta a epiloghi tragici, in alcuni casi, anche a efferati delitti. Per spezzare il malefico incantesimo, in cui vivono tante donne, è importante parlare del fenomeno, dare coscienza del problema e imparare a riconoscerlo”: questo l’intervento di Franca Maroni, componente della commissione Pari opportunità della provincia di Ascoli e referente del centro antiviolenza femminile di San Benedetto, uno dei tanti interventi che hanno animato il dibattito che ha accompagnato la presentazione del libro.

Ad un anno dall’inaugurazione del centro registriamo tantissimi casi di violenze fisiche e psicologiche sull’universo femminile; è difficile convincere le donne a denunciare i loro aguzzini perchè, spesso, questi sono i loro compagni di vita!”, così prosegue la Maroni, ribadendo la necessità di informare per poter aiutare le vittime delle violenze.

Pasqualino Piunti e Donatella Ferretti, rispettivamente assessore provinciale  e comunale di Ascoli, hanno sostenuto questo modo diverso di festeggiare l’8 marzo e hanno voluto anche anticipare la presentazione di una interessante iniziativa regionale volta a rompere il muro di silenzio che circonda la violenza domestica: “Le 100 sagome”.

L’iniziativa prevede l’allestimento, nelle principali piazze delle regione, di cento sagome di donna a dimensione naturale sulle quali è stata incisa la loro storia o di morte per maltrattamenti (sagome viola) o di violenze subite e denunciate (sagome arancio). Le “sagome” arriveranno, nei prossimi mesi anche nei comuni della nostra provincia: Ascoli, San Benedetto e Castel di Lama. Le donne del territorio saranno chiamate a dare voce alle figure: voci narranti di storie tratte da cronaca e letteratura a cui tutte potranno dare il loro contributo, perché il vero nemico da sconfiggere è l’omertà e il silenzio che isolano non solo le donne ma tutti coloro che soffrono o sono in difficoltà. In una società in cui l’individualismo porta a chiudersi in un mondo sempre più piccolo si leva dunque la voce delle donne che gridano la loro sofferenza ma anche la speranza che solo la condivisione può dare, perché per concludere con le parole citate dalla Chapaux: “La tua differenza mi arricchisce”.

Per contattare il Centro Antiviolenza in via Romagna, 7 a San Benedetto del Tronto presso la sede dell’Azienda Sanitaria 12: numero verde 800 02 13 14 (operatrici in orario di sportello e segreteria telefonica attiva 24 ore su 24), e-mail centroantiviolenza.ap@alice.it.

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