ASCOLI PICENO – Verrà discusso giovedì 10 marzo in Consiglio Provinciale l’ordine del giorno presentato dai consiglieri Rossi e Illuminati (Rifondazione Comunista) e Binari (Sinistra Ecologia e Libertà), in merito alla mancata riammissione in fabbrica di 8 dipendenti della Pfizer di Ascoli Piceno, nonostante la sentenza del Giudice competente ne abbia stabilito il reintegro sul posto di lavoro dopo un licenziamento ritenuto perciò arbitrario.
Ma cosa si chiede al consiglio provinciale? Di esprimere formale solidarietà ai lavoratori, di “condannare l’atteggiamento elusivo dalla Pfizer nei confronti dei propri dipendenti reintegrati al lavoro dal Giudice competente”. Di “impegnare la Giunta Provinciale ad intraprendere tutte le opportune iniziative che possano contribuire ad una positiva risoluzione di questa vicenda; invitare, inoltre, la stessa Giunta Provinciale a condizionare ogni incentivo pubblico alle aziende private all’eticità dell’impresa (rispetto dello Statuto dei Lavoratori, rispetto dell’ambiente ecc), così come già stanno facendo da tempo molti altri enti locali in Italia”.

Affermano i firmatari dell’ordine del giorno: “Questo atteggiamento dell’azienda, che dal 3 Gennaio scorso retribuisce gli otto lavoratori tenendoli fuori dalla produzione, oltre a disattendere una precisa disposizione di un Tribunale della Repubblica Italiana lede profondamente la dignità degli stessi lavoratori. Va ricordato che la Pfizer, multinazionale americana operante in campo farmaceutico, occupando circa 630 dipendenti, è la più grande azienda del territorio della provincia di Ascoli Piceno ed è oggi leader nel mercato farmaceutico mondiale raggiungendo nel 2007 un fatturato di 48,4 miliardi di dollari e che lo stabilimento di Ascoli Piceno, nato nel 1972 è l’unico, a livello mondiale, a produrre un nuovo farmaco per la cura dei tumori del tratto gastrointestinale”.

Rossi, Illuminati e Binari parlano di “atto di protervia aziendale, simile a quello adottato dalla Fiat di Melfi nei confronti di 3 operai nell’Agosto scorso”. “La stessa sorte – aggiungono poi tornando sul livello locale – è toccata successivamente anche a tre lavoratrici Oviesse di San Benedetto”.

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