ASCOLI PICENO – Per vedere l’intervista video a Francesco Marozzi (presidente dell’Ordine degli Avvocati di Ascoli Piceno) clicca sull’icona rettangolare a destra in basso. Attendi 10 secondi per il caricamento dello spot pre-video

Prima di entrare in causa, dal 21 marzo prossimo sarà obbligatorio esperire un tentativo di conciliazione, fuori dai tribunali, nel caso di contenziosi da codice civile. Questo quanto previsto dal nuovo istituto della Mediazione che entrerà in vigore dal prossimo 21 marzo in conseguenza del decreto legislativo 28 del 2010, attuativo della riforma del processo civile (legge 69/2009).
L’intento è quello di ovviare ai tribunali “ingolfati” di cause civili, che quindi si protraggono molto a lungo. Quindi, ove possibile, giungere a una conclusione del contenzioso senza ricorrere alla causa civile. Chi saranno i mediatori? Possono essere degli avvocati (come vedremo, l’Ordine forense di Ascoli si è accreditato per svolgere questa funzione) ma anche dei non avvocati, a patto che frequentino uno specifico corso. Si creeranno così nuove professionalità, da una parte, e un altro effetto virtuoso potrebbe essere un minor numero di cause civili nei tribunali, visto che alcuni contenziosi potrebbero essere risolti senza coinvolgere un giudice.

Ma gli avvocati non ci stanno e lanciano la protesta nazionale con tanto di sciopero dal 16 marzo fino al 22 marzo con astensione da tutte le udienze penali, civili, amministrative, tributarie. Secondo loro, non lo fanno per ragioni di casta o corporazione, ma per i diritti dei cittadini.

Il 15 assemblea generale degli avvocati piceni nel tribunale di Ascoli (nel servizio video allegato a questo articolo, l’intervista al presidente dell’Ordine degli Avvocati di Ascoli, Francesco Marozzi, che spiega le ragioni della contrarietà della categoria a questo nuovo istituto).

Marozzi illustra così il funzionamento del nuovo istituto della Mediazione: “Prima di iniziare una controversia civile in tredici materie ben determinate, bisogna tentare la mediazione, rivolgendosi a un organismo apposito, fare una domanda, pagare 80 euro. Se il convenuto accetta di fare il tentativo, bisogna affrontare ulteriori spese determinate in base al tipo di contenzioso”.

Secondo Marozzi e secondo l’Ordine degli Avvocati, il cittadino rischia di dover pagare due volte: la prima all’istituto abilitato alla mediazione, e la seconda, qualora la mediazione non andasse in porto, per le spese legate alla causa civile che andrebbe intrapresa

“Non siamo contro la Mediazione tout court, se ben interpretata può portare vantaggi ai cittadini, al funzionamento dei tribunali, ai giovani avvocati che possono misurarsi in questo settore – prosegue Marozzi – ma così, se è obbligatoria, se viene affidata a persone che non sono avvocati, rischia di essere un balzello e basta. L’effetto deflativo sul sistema giudiziario? Se le mediazioni non andassero bene, le cause civili si farebbero comunque, sarebbe solo un procrastinare il problema”.

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