ASCOLI PICENO – Piceno Sviluppo, giusto chiuderla? Nei giorni scorsi (clicca qui) vi abbiamo dato conto della posizione del Partito Democratico circa il consorzio che la Provincia, socia di maggioranza, ha messo in liquidazione. Giovedì vi abbiamo riportato le motivazioni per la chiusura espresse dal presidente della Provincia Piero Celani in consiglio provinciale (clicca qui).
Ora vi diamo alcuni dati a sostegno dell’una e dell’altra tesi, e poi vi presenteremo una tesi intermedia, quella di un politico che Piceno Sviluppo la conosce bene, visto che è stato presidente della Provincia (parliamo di Massimo Rossi).

Celani ritiene che le società di scopo come Piceno Sviluppo, che servono per proporre progetti e cercare investimenti pubblici e privati in connubio con la Provincia, abbiano ragione di esistere fintanto che lo scopo c’è.
E, oggi, dopo la fine della stagione dei Patti Territoriali con i ministeri, lo scopo non ci sarebbe più. Questi i dati di cui siamo in possesso, a sostegno della scelta di Celani. Dal 1998 ad oggi, la società è costata un milione e 386mila euro alle casse della Provincia. Costi da cui vanno esclusi la sede societaria e il pagamento delle utenze, pagati dalla Provincia.
Parliamo della situazione debitoria di Piceno Sviluppo al 30 novembre scorso.
Il totale delle insolvenze ammonta a 305.317 euro. Dei quali 72mila euro per l’Irpef da versare, 44.670 euro per i contributi previdenziali e assistenziali, 106.965 euro di pendenze verso i dipendenti (retribuzioni), 17.889 euro di debiti verso i fornitori, 20.734 euro di debiti per imposte e tasse, 27.268 euro di Iva da versare, 12.870 euro di spettanze ai revisori dei conti.

I crediti? Ci sarebbero 209mila euro di fatture da emettere, ma secondo la relazione della Provincia di cui abbiamo preso visione riguardano “progetti ad oggi esistenti non realizzabili nel breve tempo, rispetto a cui si è cercato di fare un’apposita ricerca di mercato per una loro collocazione, restata senza esito”.
Poi ci sono altri 16.454 euro di altri crediti, che vengono definiti “non esigibili, come da verifiche puntuali effettuate”.
Insomma, non certo un panorama roseo.
Società “pesante”, non “leggera”. Vuol dire che ha dipendenti a tempo indeterminato, un presidente, un consiglio di amministrazione… Secondo Celani, una società del genere invece dovrebbe essere “a progetto”, con consulenti “a progetto”, dalla natura, ci si passi la brutalità, “mordi e fuggi”.
Presentare progetti, prendere finanziamento, scomparire (come entità societaria stabile).
Altrimenti si rischia il crack. Che pare proprio esserci stato, visto che i dipendenti (tre a tempo pieno, uno part time) non prendono stipendio da 14 mesi. E i mesi potevano essere di più, se la Provincia non avesse stanziato una contribuzione straordinaria alla società nel mese di dicembre 2010, affinché venissero pagate quattro mensilità.
Dimenticavamo: nel 2004 (pochi mesi prima delle elezioni provinciali), dentro Piceno Sviluppo vennero assunti tre lavoratori. Già a quel tempo la stagione dei Patti Territoriali volgeva al termine….

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