ASCOLI PICENO – Il consorzio Piceno Sviluppo, messo in liquidazione dal proprio socio di maggioranza (la Provincia di Ascoli) genera battaglie ad opera del Partito Democratico. In consiglio provinciale il capogruppo Emidio Mandozzi e i democrat ne contestano la chiusura. Ma Piceno Sviluppo, duole dirlo, ormai era solo una macchina produttrice di debiti. Debiti verso i propri quattro dipendenti, senza stipendio da mesi innumerevoli. Debiti per la Provincia, che dell’ente è “mamma” e i debiti deve ripianarli.
Produceva debiti, non produceva progetti, investimenti, reddito. Finita la stagione dei Patti Territoriali, non ha senso mantenere in vita questo consorzio. Difficile dare torto all’analisi e alle conseguenti azioni (cioè la messa in liquidazione di Piceno Sviluppo) del presidente della Provincia Piero Celani.
Ma il Pd si è stracciato le vesti.
Bene. Non così, però, ci sembra che i democrat facciano per il
sambenedettese Cerf Pesca (Consorzio europeo di ricerca e formazione sulle tecnologie della pesca marittima). Anche qui, società partecipata da enti pubblici (in questo caso, il Comune di San Benedetto assieme ad altri soci privati).
Società, stavolta, che è sana, con un bilancio piccolo e niente perdite. Consorzio di ricerca e applicazione nel campo della pesca, giudicato utilissimo (le orecchie di chi scrive ne sono testimoni) dagli operatori della piccola pesca. Li aiuta negli studi sulle reti da lavoro, li aiuta a trovare finanziamenti e canali di sviluppo, li aiuta nel tenere le banche dati.
Bene. Il sindaco di San Benedetto Giovanni Gaspari, Pd doc, non sembra venerare il Cerf Pesca (eufemismo). Non che debba venerarlo, intendiamoci, ma quantomeno potrebbe fare ciò che il collega Mandozzi fa per Piceno Sviluppo.
E invece no. Qui le vesti di Celani le assume Gaspari. Che del Cerf Pesca chiese ufficialmente la chiusura, non per debiti, ma adducendo come motivazione una presunta mancanza nel numero minimo di soci che si sarebbe venuta a creare nel tempo. Tesi, però, che a dicembre è stata palesemente smontata da una pronuncia del Tribunale di Ascoli, giudice Raffaele Agostini (se non sbagliamo, noi di questa testata fummo gli unici a darne notizia, clicca qui). La situazione societaria del Cerf Pesca è dunque regolarissima, e male ha fatto il Comune di San Benedetto a chiederne la chiusura.

Il Cerf esiste a pieno diritto, e svolge pure funzioni utili. Dal Pd, nessuna voce però si è alzata a suo favore. Anzi (noi c’eravamo) quando il direttivo del Cerf Pesca si è recato nella Commissione Bilancio del Comune di San Benedetto per rendicontare il proprio operato, ad ascoltarlo non c’era neppure un consigliere Pd. Uno a dire il vero c’era (Fernando Palestini), ma si è alzato polemicamente con il presidente del Cerf Matteo De Carlo, che stava riferendo quello che a suo dire è stato un atteggiamento ostile del Comune nei confronti della società che presiede.

Beh, in fondo il Comune ha pur sempre chiesto che si smantellasse, questo Cerf. Legittimo che, se non di ostilità, quantomeno si possa parlare di una aperta critica nei suoi confronti.
Quindi, ricapitoliamo. Il sindaco Gaspari, del Pd, giudica il Cerf un ente da chiudere, pur se al porto c’è chi lo ritiene utile. Il consigliere Palestini del Pd, non ascolta il rendiconto del Cerf in Comune. Nessuna carica politica del Pd interviene sulla questione. Ergo, la linea del partito nei confronti del Cerf la desumiamo dai comportamenti di Gaspari e Palestini. Che sono abbastanza chiari.
Ad Ascoli, invece, Piceno Sviluppo va in liquidazione, e da un certo punto di vista – pur se dispiace per i suoi quattro dipendenti – è una scelta condivisibile. Ma su questo tema, invece, il Pd si arrabbia.
In sintesi: ad Ascoli gli esponenti Pd difendono una società pubblica, in perdita, che secondo molti non ha più ragione di esistere. A San Benedetto, invece, vogliono chiudere una società sana che secondo molti svolge delle funzioni utili.
Paradossi della politica…

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