ASCOLI PICENO – Il piano di abbattimento straordinario dei cinghiali autorizzato dall’Amministrazione provinciale di Ascoli nei mesi gi gennaio e febbraio scorsi ha destato parecchie polemiche.

A presentare un interpellanza in merito al presidente della Provincia, Piero Celani, ed all’assessore competente, Aleandro Petrucci, è il consigliere provinciale, Sergio Corradetti. “Vogliamo sapere dalla Provincia se le operazioni di censimento dei cinghiali – sostiene Corradetti -, in ottemperanza al Regolamento provinciale in materia, sono state effettivamente predisposte. L’ente deve rendere nota sia qual’è stata la crescita demografica dei cinghiali nel Settore C, che quali sono state le zone di eradicazione nell’arco degli ultimi 5 anni, nonché sulla base di quali rilevazioni statistiche sono state assunte le informazioni”.

“Nelle rilevazioni statistiche faunistiche – chiede ancora Corradetti alla Provincia – sono rilevabili situazioni di anomalia conseguenti ad una imprecisione sulla rilevazione dei dati? È vero che il Piano straordinario, che ha portato all’attivazione delle battute tenutesi nei mesi scorsi nelle aree poste nel Settore C, nelle macro-zone nei territori dei Comuni di Venarotta, Ascoli, Force, Montalto, Montedinove, Offida, Appignano, Castignano, Ripatransone, Cupramarittima, Grottammare e Carassai, sia stato autorizzato senza ottenere il preventivo parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, così come previsto dalla Legge 157 del 92, e che tale responso sarebbe stato sostituito dal parere reso dal Servizio risorse naturali della Provincia? Quale metodo è stato applicato nell’individuazione dei soggetti selecontrollori, che hanno preso parte alle battute e quale criterio è stato utilizzato nell’assegnazione delle spoglie degli ungulati abbattuti? Infine, chiedo di sapere se il Servizio Caccia e pesca è a conoscenza di accertamenti, effettuati da parte di agenti del Corpo forestale dello Stato, per esercizio venatorio su terreno coperto da neve”.

Il cinghiale, mammifero non autoctono, immesso nel nostro territorio con una politica di incentivazione venatoria, in conseguenza della sua prolificità e delle necessità alimentari, si abbatte come un’orda barbarica, incurante dei sacrifici degli agricoltori, sui campi coltivati. Quest’orda nelle sue migrazioni attraversa anche le strade causando numerosi incidenti. La sola caccia con le battute, secondo l’esponente dell’Udc, senza una concreta azione di monitoraggio e controllo delle popolazioni non è in grado di contenere la crescita demografica. “In questi ultimi anni qualcosa non ha funzionato se abbiamo assistito ad una loro abnorme proliferazione: o il sistema di controllo con le sue statistiche non ha funzionato, o si sono create delle “aree protette”. Gli abbattimenti debbono essere gestiti sì, – conclude Corradetti – ma sempre rispettando le regole e l’etica; non con le strategie del massacro; con lo sterminio delle femmine gravide o lo sterminio dei cuccioli di pochi giorni e di pochi chili; o con il massacro sui campi coperti di neve, dove il rosso del sangue evidenzia ancor di più la strage”.

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