ASCOLI PICENO – Le vicende del Risorgimento dall’Unità d’Italia alla questione meridionale sono state raccontate con la consueta verve ed incisività da Giordano Bruno Guerri, intervenuto domenica scorsa a Palazzo dei Capitani, nell’ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario promosse dalla Provincia. A portare il saluto delle istituzioni allo storico, oltre al sindaco di Ascoli Castelli e al presidente del consiglio provinciale Falcioni, anche molti assessori di Comune e Provincia, il consigliere provinciale Raffaele Rossi e l’ingegner Mario D’Emidio, entrambi componenti del comitato provinciale festeggiamenti dell’Unità d’Italia. In sala anche consiglieri provinciali, amministratori locali e tanti cittadini.

“L’Unità d’Italia rappresenta un traguardo storico straordinario per il nostro Paese, forse conseguito troppo tardi – ha evidenziato Bruno Guerri – è importante tuttavia per lo storico analizzare gli avvenimenti mettendo in risalto anche episodi “scomodi” o controversi, solo in questo modo, attraverso la conoscenza critica e consapevole, può infatti rafforzarsi l’unità culturale tra gli italiani che condividono da sempre un grande patrimonio di idee e di principi dai Romani, passando per Dante fino ai nostri giorni. Tra i padri della Patria – ha aggiunto Guerri – in una sorta di hit parade, metterei ai primi posti Cavour, Garibaldi, un eroe che avrebbe ispirato anche Omero e Mazzini, non trascurando anche l’ apporto straordinario e determinante di tante donne coraggiose che hanno contribuito con le loro qualità alla nascita dell’Italia”.

Giordano Bruno Guerri, a cui è stata conferita la cittadinanza onoraria di Acquaviva per il suo legame speciale con la comunità acquavivana, ha annunciato l’intenzione di organizzare iniziative nel Piceno in collaborazione con il Vittoriale di cui è presidente.

Il presidente del Consiglio Provinciale Falcioni ha donato allo storico in maniera simbolica lo stemma della Provincia e nel suo intervento ha ricordato come “il Piceno sia stato una terra di confine fra lo Stato Pontificio e il Regno delle due Sicilie con tutte le importanti implicazioni storiche che ne sono derivate, anche per gli influssi sulla cultura, le tradizioni delle varie realtà e comunità locali interessate”.

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