CASTEL DI LAMA – “Una scelta difficile ma portata avanti con onore”. Ci troviamo nelle campagne di Castel di Lama. Oggi non è facile, purtroppo, trovare dei borghi rurali. In una campagna incontaminata, dove le narici accolgono aria che sa di fieno, è nato il caseificio “La Vergara” che offre una vasta gamma di prodotti tipici del Piceno. Una struttura prettamente a conduzione familiare, dei coniugi Maria Costanza Martoni e Luciano Rapini e della figlia Teresa Rapini, che hanno avuto il coraggio di affrontare in quello che oggi è un mercato sempre diverso, frammentato e che spesso grava sulle piccole realtà imprenditoriali, soprattutto nel comparto agricolo. Li abbiamo intervistati per capire, da vicino, cosa li ha spinti a proseguire in questa impresa e come riescono a sopravvivere al mercato globalizzato.

Cosa vi ha spinto a portare avanti quest’attività, ormai diventata insolita per via della globalizzazione e di aziende sempre più automatizzate?

“Già negli anni novanta l’agricoltura italiana andava inesorabilmente verso il declino per svariati motivi, il latte era pagato poco e i guadagni non risarcivano i duri sforzi. Fu così, forti di una decennale esperienza, figli di contadini, che abbiamo deciso di creare il caseificio“La Vergara”. La risposta dei consumatori fu immediata e in poco tempo la piccola produzione non soddisfaceva più la domanda di mercato. Abbiamo avuto paura, pensavamo di aver fatto una pazzia, ma i prodotti, di buona qualità e ricercati, hanno fatto in modo che la nostra produzione rispondesse in maniera positiva al mercato. Abbiamo voluto puntare sulle tipicità del nostro territorio e siamo stati ripagati. Purtroppo di realtà come le nostre ne sono rimaste ben poche”.

Dove sono i vostri allevamenti di bestiame, quanti sono, e di cosa si cibano?

“Sono in totale 250 i capi di bestiame tra vitelli, vacche, e tori. Si trovano tutti nelle nostre terre (circa 200 capi vivono in uno spazio ben tenuto e a norma di legge dietro alla struttura del caseificio, i restanti sono in una collina vicina). Si cibano nel nostro fieno, e questo è un punto importante per ottenere un formaggio unico. Ci troviamo in un territorio di media altura, dove abbiamo un buon drenaggio di acque piovane. Questo fa sì che le produzioni di cereali e foraggio sono più asciutte e di qualità superiori. Così otteniamo un ottimo latte”.

Una volta creato il caseificio avete dovuto scegliere la commercializzazione, come è andata?

“Abbiamo dovuto prendere questa decisione per cercare di sopravvivere. Ci siamo presentati davanti alle grandi distribuzioni con un prodotto sano e ricercato e ci hanno accettato”.

Quindi voi non avete paura dei centri commerciali?

“Assolutamente no. Noi ci siamo adeguati al mercato e ora i nostri prodotti sono entrati a far parte della vendita di alcune grandi distribuzioni. Non è facile, ma con la tenacia e la voglia si può ottenere tutto. Soprattutto i clienti richiedono il nostro prodotto perché sentono la differenza”.

Perché la scelta del nome Vergara per il vostro caseificio?

“Dovete sapere che molti anni fa nei casolari si trovavano a vivere delle famiglie molto numerose. All’interno di questi grandi nuclei familiari, di contadini e lavoratori, qualcuno doveva comandare e occuparsi di tutto quello che era la gestione del cibo, le razioni, la pulizia, il controllo. Questa figura, importantissima, era proprio la vergara. Anche attraverso il nome abbiamo voluto collegare uno stile di vita che si basa sul lavoro e su quello che eravamo un tempo”.

Utilizzate anche i social network per farvi conoscere?

“Certo, a me piace parlare con la gente, ascoltare consigli, critiche, accontentarli. E’ anche questo un modo per essere presente. Partecipiamo anche a tutte le fiere, come la recente Tipicità che si è tenuta a Fermo”.

Una frase che spesso è nella bocca degli italiani ultimamente, per via di politica e aumenti dei prezzi, è “c’è la crisi”. Voi come vi state rapportando a questo periodo e quali sono i vostri progetti futuri?

“Andiamo avanti, lavorando. Quello che conta è che bisogna far spazio ai giovani, mia figlia è qui con noi e ha scelto di aiutarci in questa impresa. I giovani ci fanno stare bene. Nonostante i tempi difficili, siamo fortemente speranzosi, crediamo in quello che stiamo facendo e in come lo stiamo facendo. Importante, inoltre, è la nostra iscrizione alla Fondazione Campagna Amica (promuove e sostiene l’agricoltura italiana in tre ambiti distinti: vendita diretta, turismo, eco sostenibile) dove sono iscritti tutti i più importanti produttori agricoli che fanno formaggi. Per il futuro continueremo a produrre prodotti che ripercorrono la storia e i sapori del nostro territorio perché noi amiamo il Piceno”.

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