ASCOLI PICENO – Sembrerebbero non esserci ombre nella vita di Carmela “Melania” Rea. Una naturale depressione post-parto, superata; una vita familiare tranquilla; un marito e una bimba di 18 mesi.  Una famiglia serena e normale, secondo i vicini. I tre vivevano a Folignano. Lei sarebbe stata un tipo solitario, riservato, non amava uscire spesso. Per questo non era molto conosciuta nel paese, anche se la sua bellezza non era assolutamente passata inosservata.

E’ stata diffusa giovedì sera la notizia della presenza di una seconda sim, oltre a quella all’interno del telefonino ritrovato assieme al corpo della donna. In un primo momento sembrava che anche questa fosse stata rinvenuta sul corpo di Melania. Dalle ultime indiscrezioni pare invece che sia stata trovata in casa. Per il momento si tratta però soltanto di ipotesi basate su voci controverse trapelate nelle ultime ore.

Nel secondo caso non ci sarebbe niente di segreto. La donna, semplicemente, come molti, utilizzava due telefoni con due sim diverse, almeno questo è quanto dichiarato dal fratello, Michele Rea.

Tra le varie ipotesi in un primo momento c’era anche quella della vendetta, visto che l’assassino (o gli assassini) aveva lasciato sul corpo di Melania alcuni segni inquietanti come il simbolo della svastica e la siringa infilata nel collo, che facevano pensare ad un messaggio da mandare a qualcuno. Considerando le origini campane della coppia, si era pensato anche ad una pista malavitosa ma da alcune indagini effettuate non sembrerebbero esserci implicazioni di questo genere. Gli esami autoptici, in base al tipo di ferite inferte con un coltello sul corpo della donna,  parlano infine di delitto passionale, quindi non premeditato, e ciò allontanerebbe ancora di più l’ipotesi di un gesto vendicativo e studiato.

Insomma i punti di partenza sono pochi. Ma ce n’è uno sul quale gli inquirenti stanno cercando di fare più luce possibile, e che aveva colpito fin da subito la nostra attenzione, prima ancora della notizia della morte di Melania e del ritrovamento del suo cadavere: è la strada che la donna avrebbe scelto di percorrere per recarsi alla toilette, allontanandosi quindi un momento dal resto della famiglia, dal marito e dalla piccola bimba  che stava giocando su un’altalena. Si tratta di un percorso molto più lungo rispetto agli altri due che si possono  fare per raggiungere il bar “Il cacciatore”. Passando in quella strada (vedi il video allegato del tragitto completo), il percorso si allunga addirittura di oltre duecento metri, e soprattutto si attraversa una via molto isolata, con case disabitate per gran parte dell’anno da una parte e una pineta dall’altra.

In fondo, questa strada si ricongiunge con quella principale che da un lato scende verso Ascoli, dall’altro arriva al bar che avrebbe voluto raggiungere Melania. E proprio sul ciglio di quella strada, i cani molecolari si sono bloccati dopo aver seguito alcune tracce per tutta la lunghezza della strada percorsa da Melania. Tutto dunque lascia pensare che la ragazza sia salita su un mezzo. Rimane dunque il dubbio: perchè Melania ha scelto proprio quella strada, più lunga e isolata, se aveva urgenza di andare in bagno? E’ stata forse attirata da qualcuno? Oppure semplicemente non conosceva la zona e quindi ha pensato che il percorso fosse stato più breve? Sono questi i punti che si stanno cercando di chiarire.

Venerdì mattina l’area dove i tre si trovavano intorno alle 15 di lunedì pomeriggio è stata circondata dai Carabinieri per permettere ai magistrati di effettuare dei sopralluoghi e ricostruire i momenti precedenti l’allontanamento della donna seguendo le indicazioni del marito e ascoltando le testimonianze dei titolari di un chiosco-bar, che hanno confermato la presenza dei tre vicino all’altalena.

L’altra cosa che potrebbe rilevare particolari importanti è la telefonata anonima arrivata ai Carabinieri con la quale si annunciava la presenza di un cadavere nel Bosco delle “Casermette”, davanti al Chiosco della Pineta, sul versante abruzzese della Montagna dei Fiori a 15 chilometri circa dal Pianoro di San Marco dove la donna è sparita. La voce è quella di un uomo che non ha mostrato esitazione nel dare le indicazioni, anzi è apparso freddo e tranquillo. La cabina dalla quale ha effettuato la chiamata è situata al centro della città di Teramo, a circa 30 minuti di auto dal luogo dove è stato ritrovato il cadavere di Malania Rea.

Per quello che riguarda gli indagati, c’è un procedimento contro ignoti per assassinio. In questo momento la Procura sta focalizzando le proprie attenzioni sui familiari e sui pochi amici che Melania aveva in zona. La donna, insieme al marito, viveva infatti a Folignano da poco tempo, appena due anni. Considerando anche il carattere riservato, il cerchio delle conoscenze è molto ristretto.

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