ASCOLI PICENO – Non ci sono il Dna di Melania né quello del marito Salvatore sull’involucro esterno della siringa trovata infilzata nel cadavere della donna. E neppure sul laccio emostatico che era li’ accanto. Bisognerà attendere ancora invece per i risultati delle analisi sulle tracce di liquido misto a sangue dentro la siringa. Sono le prime indiscrezioni sugli accertamenti affidati ai carabinieri del Ris nell’ambito dell’inchiesta sul delitto di Carmela Melania Rea, la giovane mamma scomparsa da Colle San Marco ad Ascoli Piceno il 18 aprile, mentre si trovava con il marito e la figlioletta, e ritrovata cadavere il 20, nel boschetto di Ripe di Civitella (Teramo), con la siringa piantata nel seno: probabilmente una messinscena dell’assassino o degli assassini. Ieri è’ stata una giornata di riflessione per il pool di magistrati ascolani che con la collega teramana coordinano le indagini. Procura blindata per i giornalisti e, quanto alle ipotesi fatte in questi giorni dai media, i magistrati non si danno neppure la pena di rispondere alle domande.  L’area di Colle San Marco e il luogo del rinvenimento del corpo, il Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella, erano state dissequestrate pochi giorni dopo la scoperta del corpo. Ma i carabinieri sono tornati a piu’ riprese in quei luoghi, e di fatto i sopralluoghi sono andati avanti.

Inquirenti e investigatori al lavoro anche ieri, nonostante la giornata festiva. Non ci sono stati sopralluoghi, perché ”non èstato necessario” secondo il colonnello Alessandro Patrizio, comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno. Ma sono state state sentite per la prima volta altre persone informate sui fatti, mai interpellate dai carabinieri e non appartenenti ai contesti esaminati sino ad oggi: ambiente familiare e sociale della coppia formata da Melania e dal marito Salvatore Parolisi e ambiente di lavoro di lui, che e’ caporalmaggiore dell’esercito, in servizio presso il Rav Piceno. Nessuna svolta nell’inchiesta – secondo il colonnello Patrizio – ”stiamo seguendo vari filoni di indagine”, come è stato detto ufficialmente sin dall’inizio.

Si attendono però i risultati del lavoro del Ris sui tanti reperti raccolti sul San Marco e soprattutto nel Bosco delle Casermette (Teramo), dove fu scoperto il cadavere di Melania e dove, secondo il racconto del marito, la coppia avrebbe vissuto un momento di intimita’ una decina di giorni prima. Risultati che potrebbero cominciare ad arrivare, in modo informale, gia’ da oggi e che potrebbero indirizzare l’inchiesta verso un’altra direzione. Il comandante dei carabinieri non commenta l’ultima notizia trapelata sull’assenza di tracce di Dna di Parolisi e della moglie sull’involucro esterno di una siringa da insulina piantata nel seno della donna. Una siringa, che insieme ad un laccio emostatico abbandonato vicino al corpo e ad un segno sulla coscia a forma di svastica, ha fatto pensare ad un goffo tentativo di depistaggio.

Patrizio conferma che la siringa ”non ha avuto alcun ruolo” nella morte della donna, ma che ”il motivo per cui era li’ non è chiaro”. E rimane in piedi la possibilita’ che a colpire sia stata una mano femminile: ”Non abbiamo motivi per escludere questa ipotesi” chiosa il colonnello Patrizio. E nonostante gli appelli degli investigatori, sinora non si sono fatti avanti né l’anonimo autore della telefonata da un apparecchio pubblico a Teramo che segnalava il cadavere al Bosco delle Casermette. Né la persona che acquistò il 18 aprile, qualche ora prima della sparizione di Melania, un panino e una bibita in un panetteria del Teramano, lasciando poi lo scontrino nel cestino dei rifiuti vicino al Chiosco della Pineta.

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