ASCOLI PICENO – Non c’è il dna dell’assassino sotto le unghie di Melania Rea. La donna ha lottatto col suo aggressore, ma non lo avrebbe “graffiato”, come poteva sembrare presumibile come gesto di difesa. Sono stati trovati aghi di pino e terriccio, ma nessuna traccia dell’assassino.

E’ ancora mistero sul luogo del delitto. L’invio dei documenti in possesso dalla Procura di Teramo a quella di Ascoli, e la piena titolarità acquisita da quest’ultima, potevano far credere in un primo momento al fatto che fosse stato individuato il luogo in cui la donna è stata assassinata, e che questo ricadesse nel territorio ascolano e quindi non nel bosco di Ripe di Civitella dove è stato trovato il cadavere. Ma il cambio di destinazione dell’inchiesta potrebbe esclusivamente dipendere da motivazioni “tecniche”.

Dagli inquirenti non trapela nulla. In queste continuano le analisi dei tabulati e del materiale che il Ris, almeno secondo la tempistica indicata, dovrebbe aver iniziato ad inviare ai magistrati. Si tratta delle analisi effettuate sui primi dei molti reperti, tra cui tracce di sangue, rinvenuti in diversi luoghi nei gironi successivi al ritrovamento del corpo della povera donna. Gli inquirenti sperano di avere più indizi possibile sotto mano per poi ascoltare di nuovo, sulla base delle informazioni ricavate, il marito di Melania, Salvatore Parolisi.

Alcune deposizioni dell’uomo non convincono. Verranno quindi confrontate di nuovo con i dati in possesso dei pm.

Sotto osservazione anche la vita di molte persone che in qualche modo hanno avuto a che fare con l’uomo, soprattutto nell’ambiente militare.

Al momento, però, non ci sono indagati.

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