ASCOLI PICENO – Centinaia di lavoratori, pensionati, studenti, hanno partecipato alla manifestazione provinciale indetta dalla CGIL venerdì 6 maggio ad Ascoli Piceno, in occasione dello sciopero generale dedicato a “Lavoro e fisco”.
Da San Benedetto hanno raggiunto il capoluogo tre pullman e molte auto private, tra lavoratori Ipercoop, SME, Bollettini spa, cooperative (tra cui donne delle pulizie delle scuole, ex lsu ed “appalti storici”) e del settore pubblico (ASUR 12, Comune, scuola), oltre ai referendari per l’acqua come bene pubblico e a molti studenti.
I manifestanti si sono radunati in piazza Giacomini, procedendo poi sul lungotronto Bartolomei e via Trieste, prima del comizio conclusivo in piazza Simonetti, sotto alle finestre della Prefettura.
«Qui si parla della vita vera delle persone», ha detto il segretario regionale CGIL Gabriele Paolucci, il quale ha citato molti dati: 600 mila posti di lavoro persi in tutto il Paese dall’inizio della “crisi”, 12 mila dei quali solo nelle Marche, dove l’ultimo caso è quello della Fincantieri di Ancona. Sul fisco: l’80% delle imposte incassate dallo stato proviene da redditi da lavoro dipendente e pensioni. Proposte? Sia Paolucci che Giancarlo Collina (segretario provinciale CGIL) rilanciano con un prelievo sui grandi patrimoni: «Un’imposta che esiste anche nella Francia di Sarkozy», ha detto Paolucci, «e che in Italia potrebbe fruttare 18 miliardi di euro all’anno».
Nel corso dei vari interventi è stato tracciato un quadro piuttosto ampio della società italiana, dal lavoro al fisco, che erano i temi del giorno, alla scuola e alla formazione.
Paolucci ha poi insistito sull’unità di tutti i lavoratori, «che nasce tra i lavoratori stessi prima ancora che tra le sigle sindacali». Ha inoltre citato provvedimenti come l’azzeramento del fondo nazionale per persone non autosufficienti, che ammontava a 400 milioni di euro all’anno, per circa 3 milioni di persone rientranti in questa categoria. «Parlando di lavoratori garantiti contro precari», ha concluso Paolucci, «ma chi sarebbero i garantiti, i pensionati a 700 euro al mese o i lavoratori sempre più spesso in cassa integrazione o che perdono il posto di lavoro?».
Collina ha fatto un riferimento alle recenti polemiche locali: «L’economia non si rilancia tenendo aperti i negozi il primo maggio, ma riducendo le tasse ai lavoratori, in modo da rilanciare i consumi», per poi rilanciare con l’aumento dell’imposizione sulla rendita finanziaria dal 12 al 20%.
Peccato che nel vicino Abruzzo, però, il regime regionale di deroghe alle aperture nei giorni festivi è molto più ampio, aggiungiamo noi. Va anche considerato, altresì, che a lavorare nei giorni festivi non sono solo i dipendenti dei negozi, ma anche tante altre fasce di lavoratori.

Tornando alla giornata della Cgil, molti gli interventi degli stessi lavoratori, dei pensionati e degli studenti. Vincenzo Marsicano, lavoratore in cassa integrazione, ha chiesto veri corsi di riqualificazione, ma ha pure evocato il rilancio del porto e dell’agroalimentare a San Benedetto, dopo i casi Arena e Nestlè-Foodinvest. Piano di formazione e porto, temi poi ripresi dallo stesso Collina. Molti hanno parlato di pensionati e famiglia che fungono in Italia da veri e propri ammortizzatori sociali, e lamentato l’assenza di politiche adeguate, da parte del governo come delle istituzioni locali.
Hanno preso la parola Matteo Giorgi di “Officina Studentesca” di Ascoli Piceno e Daniele Lanni dell’associazione studentesca “Robin Hood” di San Benedetto, che hanno lamentato la riduzione delle borse di studio per gli universitari e detto no «ad una scuola per chi può permetterselo, con ricercatori emigrati all’estero». Rossella Tica in rappresentanza delle lavoratrici della scuola («da giugno per cinque mesi 26 mila persone del nostro settore in tutta Italia, 150 solo nel Piceno, non lavoreranno e non percepiranno ammortizzatori sociali»). Parola poi a Umberto Virgulti di Enel Distribuzione, e a Mario Carini del movimento “Acqua bene comune” e Sara Moreschini del movimento “Se non ora quando” di Ascoli. Questi ultimi hanno ricordato il milione e 400 mila firme raccolte per chiedere i referendum e invitato a votare quattro “sì” a giugno.
Chiara Torquati della cooperativa sociale Koinema di San Benedetto ha lamentato le dure condizioni di lavoro derivanti dal sistema degli appalti al massimo ribasso, con conseguenze ventilate per i lavoratori e gli utenti. La pensionata Mariangela Baiocchi ha parlato delle proiezioni sui futuri trattamenti pensionistici, che saranno di circa il 50% rispetto all’ultima retribuzione, «come avviene oggi nel sud delle Marche, dove ci sono tra le pensioni più basse di tutta la regione, a causa del lavoro agricolo o femminile in cui tali diritti sono maturati».

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