ASCOLI PICENO – Arrivi al Centro per l’Impiego della Provincia presso l’hotel Marche, sei un cronista convocato per ascoltare la relazione del presidente Piero Celani sulle politiche attive del lavoro in tempi di crisi. Stai per chiedere dove si trovi l’aula delle riunioni, quando lasci passare di fronte alla funzionaria all’ingresso un cinquantenne scuro in volto, a disagio. Tu non hai tutta questa fretta, lui – non sai perchè ma lo senti – ha più urgenza di te.

“Avete avvisi per la ricerca di lavoratori? Mi date informazioni sui corsi che organizzate? Ho perso il lavoro dopo tanti anni e non so che fare”.

Scene di ordinaria tristezza, in un Piceno che soffre i morsi della crisi, delle grandi aziende che delocalizzano, delle piccole e medie imprese che soffrono il mercato globale, le concorrenze sleali, la crisi dei consumi, il peso della burocrazie e delle tasse che non si abbassano mai.

La funzionaria risponde al cinquantenne: “Spesso non riusciamo a mettere subito online gli annunci di lavoro, perchè la gente ne prende visione dalla bacheca cartacea qui al Centro per l’Impiego, e dopo pochissimo tempo sono già in corso i colloqui”.

Eppure, apprendiamo sempre dalla gentile funzionaria, ci sono molte richieste di lavoratori che rimangono inevase. Le ditte cercano professionalità che si trovano ben poco. Artigiani e operai specializzati, ad esempio. Operai non da catena di montaggio tout court. Figure che non abbondano, anzi. E allora è paradossale che queste richieste di lavoro non trovino persone all’uopo. E allora, è qui che la politica deve intervenire, ed è su questo fronte che questo Disappunto mette un buon voto di stima all’operato della Provincia di Ascoli, pur se con alcune avvertenze e consigli.

La politica non può e non deve essere (pena la sua degenerazione) un distributore di posti di lavoro. Lo Stato, gli enti locali, fanno bene a sostenere il reddito dei dipendenti di aziende in difficoltà, ma se non offrono loro la possibilità di imparare, anche a 50 anni suonati, per reinserirsi sul mercato del lavoro, allora il sostegno al reddito diventa solo un pannicello caldo su un febbrone da cavallo.

Buona ci appare l’azione attuale della Provincia di Ascoli, in particolare il ricorso allo strumento del “bilancio di competenze”. Se devono fare dei corsi di formazione, è bene che i cassintegrati sappiano prima – grazie a psicologi e sociologi del lavoro – quali sono le proprie competenze e le proprie predisposizioni. Cosa possono imparare meglio, quali lavori sono più richiesti dal mercato attuale, dove hanno più probabilità di approdare per cambiare vita e uscire dall’odioso limbo del sentirsi inutili.

Perciò, un voto positivo all’azione attuale della Provincia (clicca qui per saperne di più) e dei suoi funzionari. Ma si può fare ancora meglio. Ad esempio, fra i corsi di formazione che sono stati attivati, suggeriremmo di organizzare anche lezioni professionalizzanti in tema di artigianato e di lavoro manuale specializzato. A maggio, dice Celani con i suoi funzionari, sarà attivato un corso per “Energy manager”. Bene, il settore è in espansione. Avanti così. Nuovi corsi, sempre più mirati e davvero professionalizzanti (bruttissima parola che altro non sta a significare se non “imparare ad usare la canna da pesca, piuttosto che regalare del pesce”).

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