ASCOLI PICENO – ”Abbiamo un quadro sempre piu’ completo su chi c’era il 18 aprile a Colle San Marco, anche se rimane ancora qualche zona d’ombra, che speriamo di chiarire presto”. E’ fiducioso, almeno stando a quanto dichiarato all’Ansa, il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno Alessandro Patrizio, impegnato nelle indagini sulla scomparsa e l’omicidio di Melania.

Gia’ ascoltate le due donne che in quelle ore erano sul pianoro, mentre si cercano ancora i due ciclisti che raccontarono di aver visto due donne uscire dal bosco.

Dunque gli inquirenti stanno cercando di far combaciare le moltissime tessere di questo puzzle che pare infinito. Un puzzle composto da tabulati telefonici, esami su indumenti e tracce di sangue, numerosissime testimonianze di persone più o meno informate sui fatti e più o meno sospettate. Tantissimi indizi che messi tutti insieme nella giusta direzione potrebbero chiarire la vicenda ma che al contrario, presi singolarmente, non costituirebbero nessuna prova certa.

Anche per questo la posizione di Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, la donna scomparsa a Colle San Marco il 18 aprile e trovata uccisa al Bosco delle Casermette di Ripe di Civitella due giorni dopo, non è mai cambiata nel tempo. Nonostante sia stato per molto tempo considerato uno dei maggiori sospettati, infatti, il caporal maggiore dell’esercito rimane una “persona informata dei fatti” e non un “indagato”.

Ma il fatto di non iscrivere l’uomo nel registro degli indagati potrebbe anche rispondere ad una precisa tattica della Procura di Ascoli che così pensa di poter tirare fuori testimonianze importanti, magari altrimenti taciute.

Le contraddizioni in cui sarebbe caduto Parolisi sarebbero diverse, ma non tantissime come alcuni ipotizzano. Più che altro, Parolisi non sarebbe in grado di fornire molte altre informazioni rispetto a quelle già da tempo dichiarate, ovvero l’ora e il luogo della scomparsa della donna, e comunque tutte da verificare. La ricostruzione fatta dall’uomo di quelle prime ore del pomeriggio del 18 aprile, infatti, non è stata completamente confermata da altri testimoni.

Le parole del Colonnello patrizio farebbero quindi pensare che almeno su questo punto si stia facendo maggiore chiarezza.

Intanto circola l’indiscrezione, tutta da confermare, che gli inquirenti siano sulle tracce dell’uomo che il 20 aprile ha avvisato i Carabinieri della presenza di un corpo nel bosco di Ripe di Civitella telefonando da una cabina del centro di Teramo. Da allora dell’anonimo testimone non si sono avute più tracce.

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