ASCOLI PICENO – Non si fa attendere la replica di Roberto Benigni alla lettera scritta alla stampa  e all’intervista rilasciata dal notaio Nazzareno Cappelli al sito web www.picenotime.it

Cappelli auspica che lo strappo tra presidente e tifoseria possa ricucirsi. Poi però invita il presidente a fare un maggiore sforzo per incontrare le controparti che sarebbero intenzionate ad acquisire l’Ascoli Calcio. “Occorre più che mai chiarezza, anzichè giocare a nascondino con comunicati stampa e dichiarazioni sibilline”. Poi il notaio analizza la situazione del ’95 spiegando che fu un “atto d’amore” quello di rilevare insieme a Benigni (Cappelli parla di 50%) una squadra che aveva “allora 14 miliardi di debiti”.

Ieri sera la replica di Benigni con una lettera diffusa sul sito internet della società.

Inizia anche il presidente parlando di quel lontano ’95, all’indomani di una dolorosa retrocessione in serie C dopo 23 anni di B e A.

“Era l’anno della sentenza Bosman e l’Ascoli si ritrovò con nessun giocatore di proprietà.- dice Benigni rivolgendosi a Cappelli – Ricordi quando partimmo in ritiro con 7 calciatori? Erano gli unici che non avevano trovato alternative…Però ti devo rinfrescare la memoria su un punto, perché il tuo intervento quando entrammo in Società non fu pari al 50% delle quote, come scrivi.  Nell’intervista mi consigli di valutare al più presto le “offerte pervenute”, ma devo chiederti: di quali offerte parli? Dove sono e di chi sono queste offerte? Come ho già detto più volte, l’unica offerta pervenuta è quella di Palatroni del febbraio scorso. Se tu sei in possesso di altre offerte che affermi essermi certamente pervenute, ti invito, come ho fatto con altri in precedenza, a pubblicarle e a fartene garante, in qualità di notaio quale sei. Altrimenti non accusarmi pubblicamente di giocare a nascondino, poiché ciò non fa altro che alimentare l’errata convinzione sulla mia non volontà di cedere peggiorando così la frattura di cui parli nella tua lettera”.

Per Benigni, gli incontri con Bellini e Fazi sono stati già fatti, e da parte del presidente c’è la piena disponibilità a cedere (e specifica non “vendere”) la società . Dice che “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” riferendosi a chi lo accusa di poca chiarezza. Ribadisce che il suo fu un atto d’amore nei confronti dell’Ascoli, perchè in quegli anni la società  “era sul baratro del fallimento”, e lui rimase “da solo a guidarla”. Ora invece la società è dotata di ” patrimonio giocatori e di struttura per l’esercizio dell’attività sportiva della Scuola Calcio, del Settore Giovanile, dei campi per gli allenamenti, senza dimenticare il contributo annuale della Lega”.

“Questo per chi continua a parlare solo e unicamente di debiti. – conclude Benigni nella lettera – Voi tutti invece dovreste chiedervi: c’è qualcuno che vuole davvero comprare? Ti ringrazio per le tue intenzioni e ti saluto con affetto”.

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