ASCOLI PICENO –  Una stagione così incredibilmente sciagurata non era mai accaduta in 113 di storia bianconera. Paragonabile ad essa solo quella che vide un evento tragico come la morte del Presidentissimo. E pensare che tutto, per quest’anno, sembrava chiudersi con il lieto fine, sul campo, della salvezza, che avrebbe portato all’altro lieto fine, quello societario. Invece, tempo due giorni, ed ecco scatenarsi anche sull’Ascoli una delle inchieste più bollenti della storia del calcio nazionale. Ora tutti si chiedono quanto rischierà il Picchio. Se ci saranno penalizzazioni, sospensioni dei verdetti o altro ancora. Proviamo a fare un pò di luce, premettendo che l’inchiesta della Procura è solo all’inizio e che quella della Figc è appena partita.

Il primo a parlare ieri è stato il legale dell’Ascoli, l’avvocato Enzo Proietti, il quale ha dichiarato: “Possiamo parlare solo per ipotesi, visto che l’inchiesta è ancora in corso. Posso tuttavia affermare che, se venisse confermata, in ambito penale, la responsabilità personale dei calciatori, la società Ascoli Calcio non ne risentirebbe in alcun modo, sia sul piano amministrativo che su quello federale. Anzi – ha proseguito Proietti -, ci costituiremo parte lesa nella vicenda, chiendendo il risarcimento dei danni anche per la lesione dell’immagine”. Sempre ieri, tuttavia, a “Il Bianco e Il Nero” di Studio99, è intervenuto uno dei massimi esperti di diritto sportivo, l’avvocato Donato Di Campli che, confermando le dichiarazioni dell’avvocato Mattia Grassani, un altro luminare in materia, rilasciate a Sky Sport, ha spiegato il suo punto di vista, totalmente opposto a quello di Proietti: “Sarà un’estate caldissima – ha esordito Di Campli – . Bisogna distinguere totalmente la giustizia ordinaria da quella sportiva. Se la Procura ha assicurato che alcune società di calcio, tra cui l’Ascoli, non hanno alcuna responsabilità, in ambito sportivo è da ritenersi il contrario. In base all’articolo 4 del nuovo Codice di Giustizia Sportiva (in vigore dal 2007 a seguito di Calciopoli, art. 4, comma 2: ‘Le società rispondono oggettivamente, ai fini disciplinari, dell’operato dei dirigenti, dei tesserati e (…)’ ndr), la società cade in responsabilità oggettiva per qualsiasi azione contraria ai principi di lealtà, correttezza e probità, compiuta da qualsiasi tesserato, quindi anche dei suoi giocatori, anche se questi, come nel caso di Sommese, sono stati messi fuori rosa da tempo“. A quali sanzioni si andrebbe incontro?” Anche se la responsabilità è minore, come per il Ravenna si potrebbe decidere in tempi brevi per la penalizzazione di qualche punto, ed essendo una pena afflittiva, da scontare nella stagione in corso”.

Tuttavia, rispetto agli altri casi come quello del Ravenna penalizzato di sette punti per responsabilità oggettiva, a causa del reato di tentata corruzione ad opera del d.s. Buffone, nella fattispecie dell’Ascoli tale responsabilità dovrebbe essere affievolita da una serie di ‘attenuanti’: la prima è rappresentata dall’incontro richiesto e ottenuto dal Presidente Benigni con il Procuratore Federale Palazzi nello scorso fine campionato, voluto per metterlo in guardia di alcuni ‘comportamenti poco chiari’ ad opera di qualche calciatore ascolano, con la richiesta di indagare fatta allo stesso procuratore; la seconda riguarda la messa fuori rosa di Sommese, ufficialmente ‘per motivi ambientali’; la terza, infine, è rappresentata dal fatto che le partite falsate sono terminate diversamente da come auspicato dagli accomodatori, che, oltretutto, puntavano ad una sconfitta dell’Ascoli.

Oltretutto, a scagionare la posizione della società, sulla carta (si, perché, sembra strano, ma la legge è qualcosa di molto più labile e interpretabile di quanto si possa pensare, ndr), ci sarebbe anche l’art.4, comma 5, del nuovo Codice di Giustizia sportiva: “(…). La responsabilità è esclusa quando risulti o vi sia un ragionevole dubbio che la società non abbia partecipato all’illecito o lo abbia ignorato.”. Questo comma, lo si capisce chiaramente, farebbe al caso dell’Ascoli. Tuttavia è da vedere se la Procura intende salvaguardare in toto uno dei principi cardine dell’ordinamento sportivo: il principio di lealtà, correttezza e probità. Così facendo, ignorerebbe tale comma.

Eppure, le indagini della Procura Federale potrebbero puntare anche al contrario, ovvero individuare l’eventuale omissione di denuncia da parte dell’Ascoli Calcio. Infatti, come è stato osservato dallo stesso avvocato Di Campli, “è vero che il presidente Benigni ha contattato il Procuratore federale per ‘avvisarlo’ di alcuni comportamenti ambigui e di spingerlo ad indagare, ma è anche vero che non ha fatto alcun nome. Così come è da capire quanto possa ritorcersi contro la società di Corso Vittorio Emanuele la mossa di mettere fuori rosa Sommese: la società dovrebbe provare che questa decisione non c’entrava niente con il calcioscommesse. Altrimenti il rischio è di passare da qualificare la responsabilità da oggettiva a diretta, con evidente peggioramento di sanzioni”. E’ un’eventualità, anche questa, che si ferma alla teoria.

Ovviamente, sono solo ipotesi, dato che, perfino i massimi esperti di diritto sportivo possono solo basarsi sulle conoscenze di diritto positivo, pronunciandosi con semplici interpretazioni o punti di vista. Così come è ovvia l’eventuale assurdità di punire una società che in tutta questa vicenda ha avuto solo danni emergenti o potenziali. Una certezza, però, c’è: sarà un estate caldissima.

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