ASCOLI PICENO – “Qualora il pozzo sia attivo e la captazione finalizzata alla irrigazione di una superficie inferiore ai mille metri quadrati, il titolare non è tenuto al pagamento nė di spese di istruttoria, nė di canone”.

Dalla Provincia di Ascoli arriva finalmente la precisazione ufficiale che chiarisce un dubbio sulla questione “tassa sui pozzi”. Precisazione che smentisce nettamente un dubbio sollevato dai gruppi di opposizione in consiglio provinciale e anche in consiglio comunale mediante diversi interventi sulla stampa.

Stando alla precisazione ufficiale inviata ai cittadini, viene dunque smentito quanto paventato dal centrosinistra, dall’Udc e da Rifondazione. Non è vero, cioè, che i destinatari delle lettere della Provincia sulla “regolarizzazione per utilizzo acque pubbliche tramite i pozzi” siano tenuti a pagare i 97 euro di spese di istruttoria pure se il loro pozzo è ad uso domestico, e pertanto non soggetto al pagamento di tasse.

Come PicenoOggi.it è in grado di anticipare, il Servizio Patrimonio e Genio Civile della Provincia sta inviando alle organizzazioni produttive e alle aziende titolari di pozzi una nuova missiva in cui si invitano i titolari stessi ad autocertificare la propria posizione al Genio Civile della Provincia, che provvederà a stralciare la posizione dell’utente se il suo pozzo è ad uso domestico e pertanto, come previsto dal regolamento regionale del 2000, non soggetto a tassa alcuna.

L’Autocertificazione è ammessa anche per dimostrare al Genio Civile della Provincia quei casi nei quali l’utente destinatario della lettera non sia più il titolare del pozzo per via di compravendite, successioni, cessioni di terreno o di aziende.

Nei casi in cui la captazione idrica dal pozzo sia ad uso produttivo, come dimostrato dall’autocertificazione, la procedura per la regolarizzazione prevede il pagamento delle spese di istruttoria di 97 euro (quantificate da una delibera della Provincia del 2003, amministrazione di Pietro Colonnella, centrosinistra); la pubblicazione dell’ordinanza nell’Albo Pretorio del Comune competente; il rilascio dell’autorizzazione alla captazione idrica da parte della Provincia; il pagamento dei canoni arretrati; la messa in ruolo dell’utenza.

Già, il pagamento dei canoni arretrati. Sì, perchė come abbiamo già rilevato quella sui pozzi ad uso non domestico è una tassa che le amministrazioni provinciali che si sono susseguite dal 2000 ad oggi hanno effettivamente dimenticato di far pagare, di esigere.
Oggi l’amministrazione provinciale di Piero Celani, che certo per il bilancio che si ritrova non può permettersi sconti di sorta, ha deciso di far pagare a coloro che sono nella condizione di doverla pagare.
Una parte di questo prelievo fiscale, il 33 per cento secondo quanto riferitoci da Celani stesso, va a finire nelle casse della Regione.
Regione che, anche con l’appoggio di una pronuncia della Corte dei Conti, ha richiesto alla Provincia di Ascoli di adoperarsi per la regolarizzazione della tassa sui pozzi, regolarizzazione che sempre secondo Celani le altre amministrazioni provinciali delle Marche hanno giá messo in atto.

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