ASCOLI PICENO – Giovani donne nigeriane sfruttate e costrette a prostituirsi: si ripete un triste copione legato all’immigrazione clandestina e anche alla mancanza di scrupoli di certi italiani.

Lo scorso 31 maggio la polizia di Piacenza, in collaborazione con la Questura di Teramo, la sezione Polizia Stradale di Ascoli Piceno e il commissariato di Crema, ha eseguito otto ordinanze di misure cautelari e numerose perquisizioni domiciliari.

Agli indagati sono stati contestati i delitti di tratta, riduzione in schiavitù e favoreggiamento all’immigrazione clandestina e di aver agevolato, favorito e sfruttato la prostituzione di donne nigeriane.

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, le donne venivano reclutate nel loro paese, accompagnate in Libia e fatte imbarcare alla volta di Lampedusa. Giunte in Italia sarebbero state costrette a prostituirsi per saldare il debito contratto con l’organizzazione criminale.

Dalle indagini è emerso anche che una ragazza, volendosi sottrarre all’organizzazione, è stata picchiata dalla sua sfruttatrice che in modo permanente le ha deturpato il volto.

Sono state eseguite misure cautelari anche nei confronti di italiani ed in particolare di due personaggi C.G. di 52 anni di Monsampolo del Tronto e P.V. di 49 anni di Martinsicuro. I due accompagnavano con i propri mezzi (uno di loro è un tassista) le prostitute sui luoghi di esercizio del meretricio e le riaccompagnavano a casa a fronte di corrispettivi in denaro.

In provincia di Piacenza, è stato inoltre eseguito il sequestro preventivo di un immobile di proprietà di un cittadino italiano che avrebbe fornito alloggio alle immigrate clandestine. In questo modo ne avrebbe tratto profitto mediante la ricezione di somme di denaro e prestazioni sessuali.

Durante le operazioni di intercettazione telefonica è stato catturato un latitante che, insieme ad un’altra indagata, avrebbe esercitato abusivamente attività finanziaria. In particolare avevano istituito, per la comunità nigeriana in Italia, dei punti di raccolta di valuta, da inviare in Nigeria attraverso canali alternativi non ufficiali.

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