ASCOLI PICENO – Una città longeva, ma con pochi neonati. Una città satura a livello abitativo, dove solo il quattro per cento delle abitazioni è sfitto e vuoto, contro le medie provinciali che vanno dal 18 al 24%. Una città dove l’incidenza della popolazione straniera è minore rispetto a città simili della stessa area geografica. Ed è un dato che fa riflettere, perchè può essere un sintomo della recessione economica ed industriale che si sta vivendo.
Sono dati presentati venerdì mattina presso il Palazzetto della Comunicazione di piazza Roma nell’ambito del convegno “Ascoli, città del futuro”, organizzato dal Comune insieme a Cittalia, Fondazione dell’Anci (associazione nazionale Comuni d’Italia) per le ricerche.
Nella sua introduzione, il sindaco Guido Castelli ha affermato: “L’età media di Ascoli è 45,7 anni, la più alta fra città come Teramo, Civitanova, San Benedetto. Il saldo demografico è stabile, diminuiscono i residenti ma non aumentano gli immigrati, e siamo l’unico capoluogo marchigiano dove questo avviene”.

Il sorpasso di San Benedetto? Castelli non fa il “medico pietoso” e dice: “E’ già avvenuto, San Benedetto dal 2001 è passata da 43mila abitanti a 48mila abitanti. Ascoli ne ha 51mila, ma in 120 km quadrati di estensione, con una densità abitativa di 319 persone per km quadrato. A San Benedetto la superficie comunale è di 25 km quadrati, ma la densità è simile a Manhattan, ben duemila cittadini per km quadrato”.

Prospettive operative per questi studi? Il sindaco ne parla così: “Serve reclutare intelligenze per orientare le cose che vanno fatte, queste analisi vengono da un gruppo di lavoro che passerà all’operatività. Per prima cosa occorre stabilire quali sono le vocazioni di Ascoli che esistono ma sono ancora inespresse, lavorare per trovare modo ai talenti di esprimersi in città. Secondo punto, le infrastrutture, materiali e immateriali, il problema della raggiungibilità della città. Terzo, capire quali sono le peculiarità di Ascoli che non sono altrove. Uffici pubblici e amministrativi, la Banca d’Italia, una presenza direzionale che va mantenuta, assolutamente. Occorre capire a fondo il problema della contrazione della presenza istituzionale, non perdere ciò che c’è. Capire i grandi gruppi e le loro strategie, uscire dal guscio, quali sono i loro programmi, quali i programmi del ministero per il tribunale. A Roma – conclude Castelli – bisogna starci per capire che succede”.
Sempre sul tema della “direzionalità”, Castelli ha citato la fusione in corso fra Banca dell’Adriatico e Carisap all’interno del gruppo Intesa San Paolo, auspicando che la sede operativa della nuova aggregazione sia proprio ad Ascoli.
Eppure, secondo alcune indiscrezioni, le intenzioni del grande gruppo bancario propendono per una centrale operativa lungo la costa, probabilmente ad Ancona.

Pierciro Galeone, segretario generale di Cittalia, nel suo intervento al convegno ha messo in risalto che Ascoli rappresenta proprio quel modello di vita sociale che l’Italia “vende” meglio all’estero: centro urbano di medie dimensioni, dalla grande storia, con vitalità culturale ed umana. “Questo è proprio il modello di Ascoli, è questo che attrae, oltre agli stereotipi, quindi non siete un fenomeno marginale, siete un laboratorio italiano di grandissimo interesse e che nel futuro ci dará grandi soddisfazioni”.

DEMOGRAFIA La speranza di vita è altissima, circa 80 anni, ed è la più alta nelle Marche, che pure sono la Regione italiana che secondo molte letture è la più longeva d’Italia. Quindi Ascoli potrebbe quasi fregiarsi del titolo di città più longeva d’Italia, se la logica non è un’opinione.
Ma la percentuale di neonati, e questo è il “famoso” bicchiere mezzo vuoto, è la più bassa di tutte le Marche, ben lontana dalla media regionale e nazionale.

MERCATO IMMOBILIARE Castelli, poi, ha citato una analisi del centro di ricerca Cresme, secondo la quale “in provincia mediamente le case sfitte vanno dal 18 al 24 per cento, mentre ad Ascoli le non occupate sono il quattro per cento. Neonati non ci sono, le famiglie vanno via, occorre ragionare su politiche per costruire nuove case, siamo saturi”.

Il relatore Fabrizio Luciani poi ha parlato del tessuto imprenditoriale, come noto molto più vivace nel settore delle piccole e medie imprese rispetto alle grandi imprese a capitale esterno, che non hanno portato nel Piceno i loro centri direzionali e perciò sono più soggette a delocalizzare.

Sul turismo, il trend positivo di crescita è stato definito “inarrestabile”, pur se sono raddoppiati i posti letto appaiono ancora carenti i servizi informativi e l’accessibilità dell’offerta.

Il professor Gianluca Gregori dell’Università Politecnica delle Marche ha messo in luce quanto nelle pubbliche amministrazioni manchino gli strumenti di valutazione dei ritorni economici e di immagine dagli investimenti che vengono fatti, in particolare sull’organizzazione degli eventi.

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