dal settimanale Riviera Oggi Estate numero 877, in edicola dal 2 luglio

ASCOLI PICENO – Ascoli città longeva ma “immobile”. Si vive tanto nel capoluogo piceno, più che nel resto delle Marche e della gran parte d’Italia. La speranza di vita è altissima, circa 80 anni. Ma al tempo stesso la popolazione diminuisce, complici molti fattori. A cominciare dal “saldo demografico”, in leggera diminuzione; poi la fuga delle giovani coppie e dei professionisti; e infine un dato paradossale rispetto al trend nazionale: la diminuzione degli immigrati. I dati sono stati presentati venerdì otto giugno presso il Palazzetto della Comunicazione di piazza Roma nell’ambito del convegno “Ascoli, città del futuro”, organizzato dal Comune insieme a Cittalia, Fondazione dell’Anci (associazione nazionale Comuni d’Italia) per le ricerche.
Nella sua introduzione, il sindaco Guido Castelli ha affermato: “L’età media di Ascoli è 45,7 anni, la più alta fra città come Teramo, Civitanova, San Benedetto. Il saldo demografico è stabile, diminuiscono i residenti ma non aumentano gli immigrati, e siamo l’unico capoluogo marchigiano dove questo avviene”.

Entrando poi nel dettaglio, la percentuale di neonati è la più bassa di tutte le Marche, ben lontana dalla media regionale e nazionale. Allo stesso tempo diminuiscono i residenti che vanno a comporre quello che l’Istat definisce il “Saldo migratorio e per altri motivi”. E su questo punto abbiamo provato ad approfondire ulteriormente la riflessione. Sono sempre di più le professionalità che per mancanza di lavoro sono spinte a cambiare città e trasferirsi altrove. Secondo Castelli gli studi dimostrano che c’è la necessità di “stabilire quali sono le vocazioni di Ascoli che esistono ma sono ancora inespresse”, e di conseguenza “lavorare per trovare modo ai talenti di esprimersi in città”. Ma questa della “fuga di cervelli” è solo una delle voci che compongono il dato riguardante “l’emorragia” demografica. Un altro aspetto, se vogliamo ancor più allarmante, è quello relativo alle giovani coppie. In gran parte questo è dovuto alla sempre più evidente recessione economica ed industriale, al tasso di disoccupazione in aumento e alla scarsa occupazione. Ciò influisce principalmente nell’acquisto di abitazioni, che ad Ascoli hanno un costo maggiore rispetto ai comuni limitrofi. Di conseguenza sono sempre di più i nuovi nuclei familiari, originari di Ascoli o immigrati, che si stabilizzano nei comuni confinanti con il capoluogo, accrescendone così il numero dei residenti. Si pensi che, sempre secondo l’Istat, il Comune di Castel di Lama è passato dai 6475 abitanti del 1991 agli 8.356 attuali. Un aumento di circa il 30%. Lo stesso per Folignano, che sfiora i 10 mila abitanti, mentre nel ’91 erano 8 mila. Trend positivi anche a Maltignano, Colli del Tronto e Pagliare-Spinetoli.
Ascoli, con i suoi attuali 51.168 abitanti è una delle pochissime città delle Marche in cui il numero dei residenti decresce. Vent’anni fa erano quasi 54 mila. Lo stesso sindaco Castelli ha ammesso: “In un certo senso il sorpasso di San Benedetto è avvenuto. San Benedetto dal 2001 è passata da 43mila abitanti a 48mila abitanti. Ascoli ne ha 51mila, ma in 120 km quadrati di estensione, con una densità abitativa di 319 persone per km quadrato. A San Benedetto la superficie comunale è di 25 km quadrati, ma la densità è simile a Manhattan, ben duemila cittadini per km quadrato”. Sempre secondo il sindaco Castelli, però, il problema non starebbe soltanto nelle difficoltà economiche e nel prezzo degli immobili. Il primo cittadino ascolano ha infatti citato un’analisi del centro di ricerca Cresme, secondo la quale “in provincia mediamente le case sfitte vanno dal 18 al 24 per cento, mentre ad Ascoli le non occupate sono il quattro per cento. Neonati ce ne sono pochi, le famiglie vanno via, occorre ragionare su politiche per costruire nuove case, siamo saturi”.

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