ASCOLI PICENO – Pochi giorni di tempo, meno di un mese, ma si potranno ammirare ad Ascoli le opere di uno degli artisti più eclettici e complessi del secolo appena trascorso: Andy Warhol, pittore, fotografo, cineasta, scrittore.

Al Palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno dal 30 luglio al 21 agosto rimarranno visitabili oltre 90 oggetti dell’artista americano appartenenti alla collezione “Rosini Gutman” di Riccione.

Saranno esposti pezzi unici e multipli. In questo secondo caso parliamo di fedelissime riproduzioni di opere contemplate, nell’originale, per essere riprodotte in serie industriali. Già di per sè questo fa capire come, oltre che nei soggetti,  Warhol sposi in pieno la propria epoca anche nella cultura produttiva del tempo, quella di tipo consumistico-industriale destinata ad un pubblico di massa.

Così gran parte delle opere di Wahrol sono riprodotte in larga serie:  alcune di esse sono firmate e numerate, in altri casi si tratta di serie illimitate.

A Palazzo dei Capitani saranno esposti riproduzioni originali di soggetti molto celebri del maestro della pop art: i ritratti di Lyz Taylor, Elvis Presley, Jaqueline Kennedy, Mao, a rappresentare il mito bellezza-potere-successo; le immagini “pubblicitarie” della Campbell Soup, Brillo Box, Dollar Sign; i simboli tragici di catastrofi e morte (Suicide, Eletric Chair, Vesuvio, incidenti stradali); infine i ritratti di artisti, dealers, stilisti, amici, personaggi del jet set, dalla social life all’underground.

“‘E’ la seconda mostra di Wahrol nelle Marche nell’ultimo ventennio – afferma il direttore dei Musei Civici di Ascoli Stefano Papetti – Si tratta di un artista che approfitta della notorietà dei personaggi contemporanei, mostrando come queste icone possano essere riproposte e rivisitate. Con i simboli della cultura consumistica dell’epoca egli vuol rendere non effimero ciò che è effimero. Per questo, se volessimo fare paragoni con personaggi di epoche precedenti, potremmo definirlo un Giorgio Vasari della Pop Art,  riuscendo tra l’altro a spaziare in vari campi artistici”.

“Espose due volte in Italia,- fa notare ancora Papetti – a Milano e a Napoli. Dalla prima città colse l’ispirazione per riprodurre il “Cenacolo” di Leonardo, dall’altra l’esplosione vulcanica del Vesuvio, di cui una copia sarà visitabile nell’esposizione ascolana”.

“Si tratta di un autore che è riuscito a democratizzare l’arte attraverso l’idea di consumismo” – commenta l’assessore alla cultura Davide Aliberti, mentre il gallerista Gianfranco Rosini ricorda come Wahrol sia “erroneamente individuato come un notturno giramondo e mondano. Invece andava tutte le mattine presto in chiesa”.

“Riguardo la sua arte – aggiunge –  possiamo affermare che in un certo senso portò il socialismo in America. Preferiva anzichè un ritratto a mille dollari, mille ritratti ad un dollaro. Faceva diventare star anche la frutta, prendendo spunto dalle nature morte degli artisti del passato”.

Il presidente della Provincia Piero Celani e il consigliere comunale Marco Fioravanti hanno voluto infine sottolineare l’impegno dei ragazzi dell’Associazione culturale” Cretto”, organizzatori ed ideatori della mostra.

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