ASCOLI PICENO – Continuano ad emergere nuovi particolari sulla vicenda dell’uccisione di Melania Rea che ha portato all’arresto del marito della donna, Salvatore Parolisi, con l’accusa di omicidio volontario aggravato da violenza e vincoli di parentela (accusa che prevede fino all’ergastolo). Per la Procura di Ascoli non ci sono dubbi. Ha ucciso lui la povera Melania il giorno 18 aprile in un arco di tempo che va dalle 14.20 alle 14.50. L’ha uccisa al bosco delle casermette, da dietro, provando a colpirla alla gola. Ad un principio di fuga l’uomo avrebbe sferrato alcuni colpi alla schiena facendola cadere e poi avrebbe continuato ad infliggere coltellate, con una piccola arma da taglio, all’altezza del petto e del torace. Poi la morte per dissanguamento, avvenuta in un quarto d’ora circa, e il ritorno di lui a Colle San Marco a inscenare la scomparsa della moglie chiedendo ai vari titolari dei bar del posto informazioni sulla moglie, e affermando che si fosse allontanata mentre i due erano nel parco con le altalene assieme alla piccola Vittoria.

In realtà i due si trovavano al Bosco di Ripe, forse per discutere, forse per riappacificarsi dopo una lite facendo l’amore come altre volte era successo in quel posto in passato, mentre la piccola di 18 mesi dormiva in macchina.

Il corpo di Melania è stato trovato con i pantaloni, gli slip e le mutandine abbassate volontariamente dalla donna stessa. Le prime coltellate, secondo la relazione sull’autopsia depositata dal medico legale Adriano Tagliabracci e dalla dottoressa Sabrina Canestrari, sono state inferte da dietro, all’altezza del collo, con un movimento che va da destra verso sinistra. Non ci sono segni di trascinamento del corpo e la quantità di sangue rimasto per terra indica che la morte per dissanguamento è avvenuta lì. Su questo sembrano esserci certezze scientifiche e per questo ora l’inchiesta passerà al Tribunale di Teramo.

A suffragare la tesi che i due si trovavano a quell’ora nella zona di Ripe di Civitella  ci sono inoltre anche gli esami dei tabulati telefonici dei telefonini dei due, che in quegli orari agganciano le celle di Cerqueto, Castel di Lama e Civitella.

Inoltre non ci sono testimonianze della presenza dei due con la piccola Vittoria prima delle 15.23 a Colle San Marco, come invece sostiene Salvatore. In quell’orario il caporal maggiore viene visto per la prima volta dal titolare del chiosco bar vicino alle altalene, pochi minuti dopo Salvatore si avvicina a lui per chiedergli informazioni della moglie. Ci sono poi alcune foto scattate casualmente da alcuni ragazzi poco più in là, sullo sfondo delle quali si intravvederebbero le altalene ma non la famigliola. L’orario è lo stesso indicato da Salvatore.

Forse la mattina stessa del ritrovamento del cadavere Parolisi è tornato sul corpo infierendo con altre coltellate, con dei segni lasciati sulle cosce (simili ad una svastica e ad una croce di Sant’Andrea), un laccio emostatico e una siringa conficcata nel petto. Chiaro tentativo, per la Procura, di depistare le indagini. L’inchiesta va avanti e sono ancora aperte le ipotesi per complicità, soprattutto nell’atto del vilipendio di cadavere.

La Procura ha indicato come movente di omicidio la relazione extraconiugale di Salvatore Parolisi con la soldatessa Ludovica, che negli ultimi giorni aveva messo il militare di fronte ad un aut aut: o la lasci, o con me è finita. Ludovica avrebbe dovuto addirittura presentare i genitori a Salvatore il 23 aprile ad Amalfi. Salvatore diceva che avrebbe lasciato Melania, ma che non era semplice. Ma Ludovica non ne poteva più delle promesse. L’uomo si sentiva così braccato da una parte dall’amante, a cui teneva evidentemente in modo particolare considerando che il rapporto andava avanti da due anni e la grande quantità di messaggi che si scambiavano i due, e una moglie che non mancava di rimproveragli il tradimento e la relazione, di cui era venuta a sapere un anno prima ma che credeva ormai  finita. La cosa Melania non l’aveva comunque mai digerita del tutto.

“Melania mi umiliava – racconta Salvatore allo zio della donna Gennaro Rea che lo accompagna ad un interrogatorio – mi aveva perdonato il tradimento con Ludovica ma non aveva dimenticato. Ludovica invece per me era la comprensione”.

Per gli avvocati della difesa Biscotti e Gentile, che oggi si sono incontrati con un consulente scientifico per approfondire ed esaminare alcuni riscontri, i capi di accusa sono molto lacunosi e lasciano spazio a concrete strategie di difesa.

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