ASCOLI PICENO – Mentre sta per calare il sipario su quello che per il Tribunale di Ascoli è stato il caso mediatico più importante di sempre,  con i fascicoli dell’inchiesta sull’omicidio di Melania Rea che passeranno a Teramo per competenza territoriale, la Procura picena deve fare i conti con un altro mistero, un altro “rompicapo”a quanto pare: quello del bambino di due mesi e mezzo, Jason, sparito ormai da diverse settimane.

“JASON E’ MORTO” I genitori sono in stato di fermo e il Gip ha da poco convalidato l’arresto per entrambi. Sono stati interrogati separatamente venerdì mattina presso il Tribunale di Ascoli.  Hanno fornito due versioni opposte e contrastanti. La mamma di Jason, Katia Reginella, abruzzese di 24 anni, assistita dall’avvocato Francesco Ciabattoni, ha ribadito quanto dichiarato finora, e cioè che il piccolo sarebbe morto in seguito ad una caduta accidentale. “Mi è scivoltato – ha affermato – ed ha battuto la testa. Non ho potuto fare altro che portarlo via e nasconderlo”. Secondo la donna il piccolo si troverebbe nei pressi di Castel Trosino, a circa 20 chilometri di distanza dalla loro abitazione di residenza, a Piane di Morro di Folignano.

Sono molte le incongruenze nelle dichiarazioni della donna, molti particolari che hanno fatto ritenere almeno non del tutto attendibile quanto affermato. Prima su tutte la possibilità che lei possa aver raggiunto Castel Trosino a piedi, percorrendo quindi tutti quei chilometri da sola con un bimbo morto in braccio in una strada di montagna. “Sono una che cammmina molto” – avrebbe affermato. Il secondo aspetto poco chiaro della vicenda è che la donna non sia stata in grado di indicare il punto preciso in cui è stato portato il bimbo, che tra l’altro non sarebbe neanche stato sepolto ma lasciato in superficie. I Carabinieri di Ascoli, in ogni caso, da ormai 48 ore stanno setacciando la zona, senza tuttavia ottenere alcun risultato.

“JASON E’ VIVO” Tornando agli interrogatori. Subito dopo Katia Reginella, è stata la volta di suo marito, Denny Pruscino, 30 anni, operaio in una ditta della vallata. “Il bambino secondo il padre non sarebbe morto” – ha riferito l’avvocato difensore dell’uomo Felice Franchi al termine dell’audizione – L’uomo avrebbe dato una terza versione rispetto a quelle già date ieri, giustificandole. Due versioni già ritenute molto contraddittorie. Avrebbe riferito indicazioni su luoghi o persone presso cui starebbe il piccolo, anche se queste sono da verificare.

LA RICOSTRUZIONE E L’ALLARME I vicini di casa dal primo luglio non sentono più i vagiti del piccolo. I Servizi Sociali di Folignano notano qualcosa di strano, chiedono l’intervento del Tribunale dei Minori che incarica la Procura di eseguire delle indagini. I Carabinieri effettuano dei sopralluoghi: il piccolo risulta sparito. La prima versione fornita dalla madre è che il piccolo sia stato nascosto per paura che le venisse tolto come era stato fatto con gli altri due (leggi più avanti). Vista l’improbabilità di quanto affermato,  considerando l’impossibilità di poter tenere nascosto un bambino di due mesi e mezzo che necessita di continui allattamenti e cure materne, la donna sarebbe stata costretta a fornire una seconda versione e confessa che il bimbo è morto. Venerdì la donna ha ribadito quanto detto ma ha scagionato del tutto il marito, che invece in un primo momento pareva avesse collaborato all’occultamento del corpo.

I PRECEDENTI La coppia ha altri due figli, entrambi affidati ad altre famiglie in seguito a situazioni poco chiare. I piccoli, una bimba di 2 anni e un bimbo di 5, presentano degli handicap fisici abbastanza gravi dovuti, secondo la versione fornita tempo fa dai genitori, ad un incidente domestico nel caso del primo e ad una malformazione congenita dalla nascita nel caso del secondo.  I due genitori, difesi dall’avvocato Ciabattoni, vennero comunque sottoposti a processo per maltrattamenti e percosse, ma l’inchiesta fu archiviata in quanto non si riuscirono a  riscontrare responsabilità dirette ma soltanto oggettive, il che comportò comunque l’affido dei due piccoli ad altri.

LE INTERCETTAZIONI Durante alcune intercettazioni ambientali rilevate grazie ad una “cimice” posta nell’auto della coppia, i due avrebbero affermato: “Finalmente ce ne siamo sbarazzati, siamo due menti criminali”. Affermazione seccamente smentita dall’avvocato Ciabattoni. “Non è agli atti nulla di tutto ciò – dice – Sono comunque degli esseri umani, non delle bestie”. Poi successivamente, sempre secondo quanto trapela dalle indiscrezioni, i due parlano di inscenare un suicidio di lei per poi poter scappare in Svizzera. Le indagini si stanno indirizzando anche nello stato elvetico, dove risiedono alcuni familiari della coppia.

DENNY NON È IL PADRE NATURALE DI JASON Durante l’interrogatorio, Katia avrebbe ammesso di aver avuto traumi adolescenziali in seguito a presunte violenze sessuali subite all’età di nove anni. In seguito sarebbe stata affidata in un istituto; poi l’incontro con Denny, l’unico uomo che la capiva. Ma a quanto pare Danny non sarebbe il padre biologico di Jason, che comunque lo ha riconosciuto e ha sposato Katia lo scorso 20 giugno, pochi giorni prima della probabile sparizione del piccolo.

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