ASCOLI PICENO – Dice tutto, o quasi, Francesco Bellini nell’incontro, definito informale, con la stampa ascolana per fare il punto sulla vicenda della compravendita dell’Ascoli Calcio che ha tenuto banco in questi primi mesi d’estate.

E se con una mano chiude la porta della trattativa, con l’altra la tiene aperta dicendo che potrà essere riavviata soltanto tra due anni.

Bellini afferma che il presidente Benigni non ha molta intenzione di vendere l’Ascoli, forse anche a causa di altre persone coinvolte nella società.  Riconosce però di avere comunque ottimi rapporti con il patron.

“Benigni è un amico, non mi ha dato l’impressione di avere altri interessi dietro – afferma – Quello che ha fatto quest’anno non è sbagliato: cercare di ridurre i debiti ed il costo. Sarà un anno di transizione. Penso che la famiglia Benigni sia troppo attaccata alla società, finanziariamente è coinvolta totalmente. Non hanno veramente intenzione di vendere. Quello che ha fatto però Benigni, di garantire un altro prestito personale, è qualcosa che personalmente io l’ho trovato incredibile, è un atto personale che bisogna lodare”.

“Poi non dimentichiamo che ha portato la squadra dalla C alla A – continua – Ora c’è un momento difficile e dobbiamo aiutarlo tutti a superarlo. Prima o poi si stancherà, ma fin quando non c’è un venditore, non può esserci un acquirente”.

Anche se per Bellini l’offerta presentata da lui stesso il giorno 22 era una buona proposta, “che avrebbe permesso a Benigni di uscire con dignità. Se c’era un momento per spazzare via tutti i debiti e i contenziosi era questo. Ora i debiti rischiano di aumentare. Se chiedi soldi alle banche queste li rivogliono”.

Insomma Bellini dice di aver fatto il possibile per acquistare “quest’Ascoli”, ma dall’altra parte non c’era evidentemente la disponibilità.

A cronisti e tifosi Bellini spiega che la sua è stata una proposta da tifoso. Ma l’imprenditore farmaceutico sarebbe interessato a rilvare altre società calcistiche in Italia o all’estero? – chiedono alcuni giornalisti – “Fuori da Ascoli no. Nella zona dipende, se ha senso strategicamente. Hanno cercato con i denti e con le unghie di farmi comprare la Sambenedettese”.

Se oggi fossi presidente dell’Ascoli? “Bisogna fare un paio di anni di sacrifici. Ora gli interessi sono bassi, ma possono alzarsi, i debiti sono terribili. Diventare presidente dell’Ascoli vuol dire metterci un sacco di soldi”. Entrare in società soltanto come socio? “No. Se metti i soldi devi controllarla”.

“Da tifoso posso dire che non sarei preoccupato per la situazione dell’Ascoli, afferma ancora l’industriale italo-canadese. anche se bisogna come va a finire la vicenda calcioscommesse. Per il resto la famiglia Benigni è troppo coinvolta per permettere un fallimento”.

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