ASCOLI PICENO – A pochissime ore di distanza dalla verità nuda e cruda firmata Francesco Bellini sulle mancate trattative per l’acquisto dell’Ascoli Calcio, ecco giungere la replica da parte della società Ascoli Calcio, per bocca delle figlie, Sabrina e Silvia, e dell’avvocato Mauro Gionni. E, come una partita a tennis, le due parti si contendono il punto, ribadendo colpo su colpo.

L’ace, in realtà, ieri l’ha messo a segno proprio l’industriale: ha invitato tifoseria e stampa nella sua proprietà e in un clima informale e accogliente ha spiegato in un lungo monologo e nei limiti concessi dal patto di riservatezza, come, secondo lui, sono andate le cose: ovvero, la consegna di ”un offerta aggressiva, da vero tifoso, non da imprenditore, che avrebbe iniettato diversi milioni nella società bianconera”, che ” era incredibile e non capisco perché sia stata rifiutata”, giungendo a concludere che ”la famiglia Benigni, non cominciando neanche le trattative, forse non voleva cedere l’Ascoli, magari anche perché dà loro molta visibilità e non volevano staccarsi del tutto”. Inoltre, Bellini, che addebita al genero di Benigni Guido Manocchio, e non al presidente stesso, il mancato ‘start’ per le trattative, dice: ”la proposta aveva un solo punto, e non poteva essere vincolante. Era un offerta iniziale su cui basare le trattative, formalizzata dal mio ufficio contabile di Bologna”.

Ma a questo ace è subito seguita una veloce volèe nell’azione successiva. Prontamente la società, infatti, ha fatto sapere tramite gli organi della carta stampata una versione totalmente opposta nei contenuti. Le due sorelle Benigni e l’avvocato Gionni hanno ribattuto su ogni punto, negando e smontando la verità di Bellini: ”Non è vero che è stata una proposta da tifoso. Se era un tifoso vero non andava spulciando tra le carte per individuare le passività. Ricordiamo che nostro padre prese l’Ascoli in una sola notte, accollandosi attivo e passivo. Quella fu una mossa da tifoso. E’ stato Manocchio a decidere? Non ha mai avuto un ruolo sostanziale”. Sulla proposta, l’avvocato dà un parere tecnico: “Era, oltre che economicamente, tecnicamente irricevibile, quindi giuridicamente impraticabile”. Infine, ancora le figlie: “Il fatto che abbiamo chiesto dei nuovi finanziamenti la dice lunga sulla validità di questa proposta”.

Come succede in questi casi, senza poter consultare i documenti, è impossibile stabilire chi dice la verità, anche se ci sarebbero mille motivi per poter credere in una o nell’altra versione. Probabilmente qualcosa si saprà tra qualche mese, quando a novembre scadrà il famoso patto di riservatezza. Chissà se a quel punto sarà importante, o se chi di dovere avrà voglia di farlo. Ma, chiacchiere a parte, e pensando a cosa rimane di concreto ora, due sono le cose: la prima è che il treno proveniente dal Canada è già passato, e forse passerà tra qualche anno; la seconda è che l’attuale società avrà la grande responsabilità di andare avanti da sola, senza poter più deludere i propri tifosi.

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