ASCOLI PICENO – Fermo biologico più lungo del previsto, per la pesca a strascico adriatica, dal 1 agosto e fino al 30 settembre nel mar Adriatico, da Trieste al Sud della Puglia, per poi proseguire dal 1 al 29 ottobre nello Ionio e nel Tirreno.
Afferma il consigliere provinciale dell’Italia dei Valori, Andrea Cardilli: “Tra le specie che saremo costretti a mangiare troveremo il pangasio del Mekong spacciato al posto della cernia, il polpo del Vietnam venduto come nostrano, i gamberetti del Mozambico e cinesi, ma anche l’halibut atlantico al posto delle sogliole”.
Una vera e propria invasione di specie aliene, rileva il consigliere provinciale, che poi dichiara di voler presentare un ordine del giorno in Provincia al fine di sostenere la richiesta della Coldiretti ImpresaPesca, affinché la Provincia si impegni a chiedere al Governo una legge che obblighi l’etichetta d’origine del pesce, già vigente per il prodotto che si acquista nelle pescherie o direttamente dagli imprenditori, anche ai menu della ristorazione.

Secondo alcuni osservatori, se da una parte il blocco della pesca costituisce un provvedimento indifferibile e necessario per tutelare i nostri mari ed il settore ittico (a fronte di un crollo inevitabile delle risorse ittiche a fronte del grande sfruttamento che se ne fa), dall’altra vi è da puntualizzare che con i pescherecci fermi nei porti del mare Adriatico, viene meno anche il suo pescato che rappresenta circa la metà della produzione nazionale, con l’ovvia conseguenza che gran parte del pesce che troviamo sulle nostre tavole o nei ristoranti nel periodo clou dell’estate sarà d’origine estera e perciò molto spesso congelato, se non proviene dai restanti mari italiani non soggetti a fermo come il Tirreno, lo Ionio o le Isole.

Conclude Cardilli: “”L’idea di una vera e propria Carta del Pesce, con l’indicazione del luogo di pesca sin quando arriva sulla tavola rappresenta una garanzia di qualità e uno strumento per la tutela della salute e della sicurezza alimentare dei cittadini soprattutto per la tutela di quei territori ad alta densità turistica come San Benedetto del Tronto e molti altri comuni della costa”.

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