ASCOLI PICENO – Occhi azzurri e voce profonda quella di Alessio Boni, attore cinematografico, televisivo e teatrale, Globo d’Oro come miglior attore rivelazione per il film Quando sei nato non puoi più nasconderti di Marco Tullio Giordana e come miglior attore per Arrivederci amore, ciao, di Michele Soavi. Fra i personaggi de La meglio gioventù di Giordana, Nastro d’argento 2004, e del film candidato al Premio Oscar 2006 La bestia nel cuore di Cristina Comencini, si racconta a Picenooggi tra foto ed autografi ai suoi fan, scortato dalla bella fidanzata dopo “Realtà e Verità”, intensa serata omaggio al Pasolini poeta presso il Teatro Romano del capoluogo piceno.

Cosa si prova ad interpretare Pasolini?

“Ѐ impressionante..ogni volta che lo leggiamo scopriamo una frase diversa che ha più senso e profondità di quanto noi pensavamo nell’analisi logica che avevamo fatto l’anno scorso, è un grande genio – ed io uso raramente questo termine – ha anticipato 50, 60 anni prima ciò che noi comuni mortali abbiamo capito solo adesso, ho letto degli scritti del ‘58 che sono talmente attuali da far paura”.

Quale riscontro ha avuto presso il pubblico?

“La poesia è sempre difficile perché la soglia di attenzione è sempre più bassa, siamo abituati ai videoclip, alla playstation, ai film di Tarantino quindi la poeticità, il melodramma, l’opera, stentano ad avere una soglia d’attenzione alta, invece qui si crea sempre un silenzio assoluto, non è presunzione ma constatazione, la gente viene fagocitata da queste parole scritte dal grande Pasolini, rimane un attimo basita e si fa portare per mano, magari c’è chi non ha capito tutto il senso delle cose ma si fa trasportare da quel suono che gli piace e gli parla all’anima e questa è una cosa che colpisce. Vuol dire che la poesia funziona e sapere che Pasolini a 35 anni dalla sua morte sia ancora così attuale ed atteso mi fa un enorme piacere”.

Cinema, teatro, televisione: dove ti esprimi meglio?

“Guarda, non c’è una preferenza ma un attore e l’attore credo non si debba distinguere, queste distinzioni si fanno solo in Italia perché nel resto del mondo c’è l’attore e basta. Si possono fare sitcom, cinema, televisione, teatro, l’importante è che ci sia un buon regista, dei bravi attori ed un bel testo, quello che conta è la qualità del prodotto; a me piace molto cambiare e passare dall’una all’altra cosa, certo sono cose diverse, qui c’è il cordone ombelicale con il pubblico. Io parto dall’Accademia d’arte drammatica, mi piace il teatro, l’ho fatto per 7 anni prima di fare qualsiasi cosa al cinema o in televisione, è il mio pane ed è la cosa con cui mi sento più a mio agio. Dal palcoscenico si sente il termometro del battito del cuore del singolo spettatore e questa è una cosa che emoziona quindi umanamente mi piace il teatro, mi emoziona di più del cinema e della televisione”.

Se è vero, come dici, che è la qualità del prodotto a contare, cosa ne pensi di quegli attori che inseguono il successo con programmi più frivoli?
“Posso pensare per me, non posso giudicare gli altri, ognuno ha una sua storia per cui non posso fare il moralista. Io cerco di fare quello che si addice al mio modo di essere, alla mia anima, ma senza nulla togliere a quelli che fanno reality o cose di questo tipo, c’è posto per tutti. Credo che invece sia sbagliato far sì che ci siano solo i reality, figli dei nostri tempi, o le commedie; non sono sbagliati in sè per sè ma è sbagliato che ci siano le sovvenzioni solo per quelli, è come andare in libreria e trovare solo fumetti e non anche Dostoevskij: ne venderai meno copie ma ci deve essere, come devono esserci film drammatici e tragici che da sempre emozionano”.

Nastro d’argento come miglior attore per La meglio gioventù. Te lo aspettavi?

“No, non mi aspetto mai di vincere quando faccio qualcosa, mi ci butto a capofitto e basta. Inizialmente erano 4 puntate televisive e la televisione non viene neanche contemplata dai nastri, invece poi si è trasformata in film ed a Cannes è stato premiato insieme a tutti noi, non me lo aspettavo assolutamente. Tra l’altro quello è un personaggio a cui sono molto affezionato”.

A 20 anni in California ti sei arrangiato facendo diversi lavoretti. Quando e come hai capito che la tua strada era quella della recitazione?

“Quando sono tornato dagli Stati Uniti ho iniziato a fare l’animatore turistico e mi piaceva stare sul palco, poi a 21 anni in teatro a Roma sono stato folgorato da uno spettacolo che si chiamava La gatta cenerentola di Roberto De Simone, sono uscito da lì ed ho detto: “Io voglio fare questo”; dopo alcune ricerche ho puntato in alto iscrivendomi alla scuola più importante, l’Accademia d’arti drammatiche, perché bisogna sempre puntare in alto, alla luna, poi semmai si toccano solo le stelle. Se non mi avessero preso probabilmente non avrei insistito, sarei tornato a casa ed avrei fatto psicologia a Milano. Non avevo la più pallida idea di fare questo lavoro, il mio era solo un tentativo ma tante volte le cose nascono così, ricordo che Sergio Castellitto andò a fare la spalla in Accademia per un suo amico che insisteva tanto perché voleva fare l’esame alla Silvio D’Amico ed alla fine fu preso, a differenza dell’altro. Sono casi, c’è un destino, avessi visto un altro spettacolo e non mi fosse piaciuto probabilmente adesso farei lo psichiatra o lo psicologo. Bisogna sempre tentare”.

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