ASCOLI PICENO – Si torna  a parlare del contratto di quartiere di Monticelli con il centrosinistra che critica l’attuale amministrazione per le scelte fatte per il quartiere più popoloso della città. In particolar modo si contesta la sproporzione tra gli interessi privati e quelli pubblici, che penalizzerebbero la vivibilità della zona a vantaggio di un’ ulteriore cementificazione.

“Siamo di fronte alla prosecuzione del cattivo metodo d’intervento urbanistico degli anni settanta -spiegano – con una differenza però sostanziale. Mentre allora c’era una vera emergenza casa seguita al terremoto del 1972, che comunque non giustificò la creazione di un quartiere dormitorio, oggi non c’è alcun motivo affinché s’intervenga in modo così massiccio con nuove costruzioni.  L’area rimasta libera di fronte all’ospedale, in posizione baricentrica in direzione est-ovest rispetto al quartiere, avrebbe potuto rappresentare il luogo ideale dove realizzare, anche attraverso un accordo con il privato proprietario dell’area, l’interramento della strada dell’asse centrale per il tratto che fronteggia l’ospedale e la realizzazione di una piazza con edificazioni di basso impatto anche a destinazione commerciale. La creazione, insomma, di un luogo simbolo e ritrovo del quartiere con la continuità tra la Chiesa e l’Ospedale. Ora con l’edificazione in quell’area di un anonimo steccone di sei piani si chiude la possibilità di realizzare tutto questo”.

I numeri e i tempi di questo Contratto di Quartiere parlano chiaro: 5 milioni di Euro sono finanziati dal Ministero e dalla Regione per interventi pubblici, 30 milioni di Euro sono gli investimenti di privati e altri 7 milioni di Euro circa sono gli interventi a carico di altri enti pubblici come l’Erap(Case Popolari) e Comune. Una sproporzione tale lascia capire bene quali siano state le priorità che hanno mosso l’amministrazione comunale”.

Per i  tre esponenti del centrosinistra, poi,  la “presentazione propagandistica e trionfalistica del contratto di Quartiere non ha davvero alcuna giustificazione. Incomprensibile celebrare con manifesti murali e poster 6 metri per tre quello che è stato il programma meno virtuoso in termini di tempestività arrivando alla definizione della pratica ben otto anni dopo la presentazione del bando e risultando ultimi rispetto agli altri cinque comuni ammessi al finanziamento”.

Su questo punto vengono forniti  alcuni dati relativi ai contratti di quartiere fatti dagli altri comuni regionali che si  sono aggiudicati il bando come Ancona, Curpamontana, Jesi o Ripatransone che hanno tutti sottoscritto il protocollo d’Intesa nel 2007.

“Il risultato, – concludono – come accaduto per il Polo Universitario, è stato anche quello di una perdita consistente del valore del finanziamento. Basti pensare che il comune di Cupramontana ha completato l’iter e che gli altri Comuni hanno già inaugurato da tre anni le opere previste“.

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