ASCOLI PICENO – “Ci sono degli articoli del pacchetto anticrisi approvato, lo scorso agosto, dal governo nazionale chiaramente incostituzionali. Per questo chiediamo al governatore Spacca di impugnare il decreto che, di fatto, annulla quanto deciso dalla sovranità popolare con il referendum di giugno.” A parlare è il presidente del gruppo Verdi in Regione, Adriano Cardogna, che ha deciso di presentare una mozione in Consiglio Regionale nella quale si chiede alla Regione di ricorrere alla consulta affinché siano abrogati gli articoli 3 e 4 del decreto sulla manovra economica nazionale. Questi articoli, infatti, ripristinano quanto abrogato dal referendum ribaltandone il risultato.

“Le norme contenute nella manovra – prosegue Cardogna – prevedono una privatizzazione a tappe forzate dei servizi pubblici locali con scadenze precise per gli enti locali che addirittura saranno incentivati a cedere ai privati i loro servizi. Una volontà del Governo nazionale di procedere a privatizzazioni a tappeto.”

Il decreto, così come formulato, consentirà la privatizzazione di ospedali pubblici e di servizi sociali come l’assistenza agli anziani e alle categorie più deboli. Se ciò non bastasse prevede inoltre delle compensazioni economiche per i privati che subentrano ai comuni. Vi è poi un comma che reintroduce la distinzione tra la proprietà e la gestione del servizio idrico e su questo non c’è alcun dubbio che la volontà referendaria è stata pienamente tradita.

“Con la mozione – afferma Cardogna – che mi auguro sia accolta dall’assemblea legislativa, chiediamo alla Regione di presentare ricorso nei confronti del governo nazionale che non tiene conto di quanto deciso dagli italiani che ancora una volta vedono traditi i loro diritti e con loro i principi costituzionali. Non c’è crisi che tenga. Non c’è giustificazione alcuna. E le Marche sono certo, saranno come sempre in prima linea per la difesa dei diritti. Un bene che non appartiene ne agli interessi della maggioranza, ne a quelli dell’opposizione, ma a chiunque crede nel bene pubblico.”

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