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presto altri video sulle contestazioni a Scilipoti

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Parla in terza persona perché gli piace. Poi però a tratti si confonde ed esordisce con “io”. Come il Divino Otelma, Domenico Scilipoti è un personaggio costruito alla perfezione. A microfoni spenti saluta tutti, concede interviste, fa il baciamano alle signore, pontifica sulla politica nazionale con i curiosi.

Ma quando i riflettori si accendono, l’agopuntore di Barcellona Pozzo di Gotto entra in scena. E non importa che siano più i contestatori che gli aficionados, lui va avanti per la sua strada, con foga e parlantina ammirevole. Quasi devastante, capace di far demordere anche il più accanito critico. Infatti i più mollano e se ne vanno a metà del monologo.

Ad accogliere all’hotel Villa Picena di Colli del Tronto colui che salvò il governo Berlusconi il 14 dicembre 2010, ci sono esponenti locali del Partito Democratico e dell’Italia dei Valori. Da Emidio Mandozzi a Dante Merlonghi, passando per i giovani Francesco Ameli e Alessandro Marini. Una protesta di principio, smorzata tenendo conto dei recenti fatti che hanno per forza di cose appannato il ruolo del parlamentare siciliano nello scacchiere nazionale. Nel centrosinistra tuttavia l’indignazione è tanta: “Vergognati, sei un racconta favole”, gli urla Merlonghi (che magari dovrebbe prendersela pure con chi a Montecitorio l’ha spedito nel 2008). Una, due volte. Sia fuori che dentro la struttura. Ed è qui che esplode la resa dei conti, con il parlamentare siciliano pronto a togliersi molti sassolini dalle scarpe: “Non sai quello che dici, ti hanno sempre ritenuto un mediocre nel partito, una nullità. Vai a casa”.

Scilipoti macina rabbia, soffre l’ingiustizia dei “giornalacci” che non raccontano la verità: “Mi sono relazionato col Papa, con Napolitano. Scilipoti è quello che ha realizzato 28 mila visite gratuite nelle favelas brasiliane, quello che ha salvato 150 bambini dalla strada. I ragazzi lo sanno? E’ fisiologico che insultino Scilipoti, ma devono farlo sui contenuti”. Della serie Signore perdona loro…

 

L’Entità Scilipoti ce l’ha con la Carlucci: “Che differenza c’è tra gli ultimi che hanno votato contro Berlusconi e Scilipoti? Nulla. Ma dovevano colpire Scilipoti, considerarlo un venduto. Ho dato sempre esempi di moralità, etica e cristianità. Di Pietro mi disse: questa è casa tua. La verità è che se stavi in quel movimento dovevi solo parlare di giustizia. Me ne sono andato; non sono finito nel Pdl, ho rifiutato il ruolo di Sottosegretario. Ho fatto saltare gli equilibri. Feci una riflessione; chiesi all’Idv di non mandare via un Governo se non c’era l’alternativa. Nuove elezioni subito avrebbe voluto dire sperpero di denaro pubblico, ci sarebbero costate 800 milioni di euro”.

Soldi che potrebbero comunque venire bruciati se saltasse fra pochi giorni l’ipotesi transitoria di Mario Monti. Che non piace affatto al leader dei Responsabili: “Ha permesso agli speculatori della finanza di distruggere migliaia di piccole e medie imprese italiane. Ha permesso la privatizzazione della Banca d’Italia. Rappresenta la lobby bancaria“.

Scilipoti è un treno: fa qualche fermata, beve un po’ d’acqua, si asciuga il sudore e riparte. Fino all’ennesimo scontro. Il blogger Giorgio Mancuso lo applaude ironicamente, il “Re dei peones” gli dà dei dipietrista. Scintilla per una rissa solo sfiorata grazie all’immediato intervento delle Forze dell’Ordine.

Si arriva all’epilogo. Qualcuno si avvicina, si fa autografare il libro. Libro di cui, in oltre due ore, non si è mai fatto cenno. L’obiettivo era tutto sul protagonista.

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