ASCOLI PICENO – Convince l’interpretazione di Gianfelice Imparato ieri sera al Ventidio Basso con Tante belle cose, commedia di Edoardo Erba con Maria Amelia Monti. Attore, commediografo e regista, è fra i protagonisti di Enrico IV di Marco Bellocchio, Romanzo di un giovane povero di Ettore Scola con Alberto Sordi, Facciamo paradiso di Mario Monicelli, Il divo di Paolo Sorrentino, Into Paradiso di Paola Randi e Gomorra, il film di Matteo Garrone con cui partecipa al Festival di Cannes. Un curriculum di tutto rispetto quello del poliedrico napoletano, a garanzia della sua professionalità.

Tante belle cose ha avuto un notevole successo al Ventidio Basso. Merito del cast o di questa commedia a metà tra ironia e dramma psicologico?

Il successo è dovuto, nella sua globalità, alla qualità dello spettacolo che è ben scritto e principalmente riflette certe tematiche senza volgarità, facendo sorridere ma in maniera garbata, come di solito è la scrittura di Erba, con quattro interpreti bravi e con il nome di Maria Amelia Monti che esercita un certo richiamo.

Non c’è spazio per i sorrisi invece in Gomorra, film sulla camorra ambientato a Napoli. Da napoletano, pensa esistano soluzioni ai tanti problemi che affliggono questa città, dalla malavita all’emergenza rifiuti?

Il problema non è di facile soluzione perché c’è un degrado culturale ed etico che ha fatto molti danni, è come un campo invaso dalle erbacce: prima di poter seminare bisognerebbe disinfestare il campo, ripulirlo, non si può iniziare un’opera di risanamento senza una preventiva di bonifica. Questo vale concretamente anche per i rifiuti: non c’è soluzione se non si rimuove prima la causa produttrice di quel disastro che fa capo alla subcultura della camorra, del tutto e subito a qualunque prezzo, della politica che ha mal governato per tanti anni Napoli e tutto il territorio. La bonifica principale a mio avviso è quella culturale: quella etica, della legalità, la cultura in tutte le sue forme che dovrebbe essere incentivata, anche a livello nazionale, ed invece non lo è.

Viceversa Into Paradiso mostra un altro lato di Napoli, quello multietnico ed accogliente. Crede ci sia differenza in questo senso tra Nord e Sud Italia?

L’Italia è la nazione dei campanili, le differenze ci sono anche a pochi chilometri; la capacità di accogliere, di convivere, di rispettare le altre culture e di condividere il territorio è una delle ultime nobili qualità di Napoli e in generale del meridione ma anche il Nord è fatto di tante persone aperte al mondo, non è quello che rappresentano “alcuni” per cui tutti i mali derivano dal mezzogiorno e la ricchezza del Nord serve a finanziare i nullafacenti del Sud… c’è molta retorica e propaganda in tutto questo. Ed è bene ricordare che i rifiuti tossici sono stati mandati al Sud senza scrupoli proprio dalle industrie del Nord.

Da regista, ha mai pensato ad un film sull’attuale situazione politico-economica italiana?

Non è facile di questi tempi, dopo quasi venti infausti anni che mi auguro abbiamo lasciato alle spalle, in cui la cultura e l’istruzione sono state falcidiate, un argomento così strettamente politico non avrebbe facile vita e si dovrebbe trovare una chiave per renderlo appetibile da un punto di vista di spettacolo. Stiamo lavorando però ad un nuovo progetto per le prossime stagioni, uno spettacolo sulla fine definitiva del teatro visto in forma ironica, ma è presto per parlarne.

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