ASCOLI PICENO – Pubblichiamo una replica di Mirko Petracci, consigliere al Comune di Ascoli in quota Pdl, al Segretario Comunale del PD Giuseppe Pizi.

Mi trovo costretto a replicare a quanto sostenuto dal segretario del Pd Giuseppe Pizi.

Il democratico contesta al sottoscritto di aver imbastito una polemica contro la Regione sulla disparità di trattamento tra la provincia di Ascoli Piceno e le altre province marchigiane,  allo scopo di coprire le responsabilità di stagionati amministratori di questo territorio.

Il tutto si basa su un mio ordine del giorno presentato all’ultimo consiglio comunale, con cui chiedevo alla Regione più attenzione verso il territorio Piceno, in quanto dall’ultima riorganizzazione di Trenitalia si delineava, oltre alla soppressione delle corse della littorina, anche la cancellazione di alcune fermate nella stazione di San Benedetto del Tronto dei treni provenienti dal sud e dal nord Italia.

Nell’atto da me presentato rimarcavo che nella giusta lettera dell’assessore regionale ai Trasporti Viventi inviata al neo ministro delle infrastrutture Passera e all’amministratore delegato di Rfi,  veniva manifestato un certo timore per l’eliminazione delle corse tra Roma e Ancona e delle fermate pesaresi  dei treni nazionali,  con un’evidente dimenticanza per il nostro territorio.

Tale dimenticanza è stata riscontrata dall’assessore in persona, lo stesso che poi dice di avervi posto rimedio in una successiva telefonata con il Gabinetto del Ministero dei Trasporti, dove è stata poi presa in considerazione anche la fermata di San Benedetto del Tronto.

Già da questo si definisce una differenza abissale tra me e il rappresentante del Pd: io leggo attentamente, mentre lui interpreta a proprio piacimento gli atti da me presentati in difesa della Provincia ascolana, anzi noto in Pizi un certo imbarazzo nel fare i nomi delle persone che caratterizzano il tamtam cibernetico, perché tra i primi a sottolineare questa penalizzazione del territorio è stato il segretario provinciale dei Giovani Democratici, Francesco Ameli.

Lo stesso Ameli, insieme al consigliere provinciale del Pd Mandozzi, ha manifestato le proprie preoccupazioni in merito alla riorganizzazione dell’orario dei treni regionali, soprattutto alla luce dell’enorme sforzo finanziario fatto dalla Provincia per l’elettrificazione della tratta ferroviaria Ascoli-San Benedetto, che avrebbe come conseguenza quella di generare una metropolitana di superficie senza le corse dei treni.

Premettendo che  i treni locali sono interamente gestiti dalla Regione e quindi gli Ascoli-San Benedetto e i San Benedetto-Ancona vengono aboliti su decisione della Giunta regionale, sono perfettamente a conoscenza del fatto che i tagli al trasporto locale derivano dalla stretta voluta dal governo Berlusconi, ma sono altrettanto  conscio delle disparità di trattamento che il servizio su gomma ascolano ha avuto negli ultimi anni a favore delle Province allineate politicamente alla Regione.

Negli ultimi dieci anni a tutte le altre Province sono stati aumentati i chilometri di percorrenza degli autobus, mentre ad Ascoli il tutto è rimasto invariato. In più, il costo standard con il quale la Regione trasferisce i contributi alle aziende di trasporto locale vede ad Ancona assegnato un rimborso di 2,40 € per Km e ad Ascoli un misero 1,70 € per km, il tutto secondo una vecchia logica Ancona-centrica. Pertanto, gli attuali tagli del 10% che la Regione imporrà a tutte le Province non faranno altro che aggravare la posizione dei cittadini Piceni già bistrattati negli anni passati.

Ricordo a Pizi, se non ne fosse a conoscenza, che la Regione ha  effettuato ulteriori tagli al trasporto su gomma per destinare fondi al trasporto ferroviario regionale, così la Provincia di Ascoli si troverà con una diminuzione di 900.000 euro per i servizi urbani ed extra-urbani e quattro corse della littorina soppresse, tanto che la si potrebbe definire “cornuta e mazziata”.

Chiedo umilmente al segretario del Pd chi è male informato, fra me e lui. Lo invito soprattutto a riflettere prima di scrivere e a non interpretare un atto consiliare per strumentalizzarlo politicamente, quando il territorio è in difficoltà e sta alle persone sagge, corrette e oneste collaborare per difenderlo.

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