ASCOLI PICENO – Che ci siano le inquietudini proprie dell’artista contemporaneo dietro le opere di Pericoli o l’Esattezza e la Leggerezza calviniane, come sostenuto dal professor Massimi nel suo commovente intervento, non è compito facile da stabilire anche prendendo in soccorso “Le colline di fronte”, biografia della scrittrice sanbenedettese Silvia Ballestra sul ritrattista e pittore di Colli del Tronto presentata mercoledì pomeriggio alla Libreria Rinascita.

E non è facile come “non è stato facile riaprire certi cassetti della vita di una persona”, spiega l’autrice. Una persona riservata, che senza dubbio ama ritrarre, non essere ritratta. E lo si capisce quando Pericoli definisce una biografia “un peccato di orgoglio” e quindi per non “incappare in una doppia colpa” limita a poche parole il proprio intervento durante la presentazione, alla quale, di fronte ad un pubblico numeroso, insieme all’autrice e all’artista hanno partecipato anche il responsabile della pagina culturale di ‘Repubblica’ Antonio Gnoli e il professor Stefano Papetti dei Musei Civici di Ascoli. Pericoli ammette di fare fatica ad ‘inquadrarsi’ in un personaggio di cui si parla o  che scorre tra le pagine di un libro. “Con Silvia – dice – abbiamo cominciato a parlare ed è uscito fuori un personaggio nuovo, con più pregi ma anche più difetti rispetto a me”.

Un personaggio comunque nato dai ricordi di un giovane ragazzo di provincia che la propria passione la rivela già ai tempi delle scuole con i ritratti dei professori realizzati con pochi segni di matita sui margini dei libri, come ha ricordato un suo compagno di classe. Già, perché presentare il libro proprio ad Ascoli è stato anche un modo per rincontrare il passato. E per tornare dove il viaggio è partito nel ’61 quando, dopo le collaborazioni con Ernesto Ercolani e Carlo Paci, Pericoli lascia la sua terra, portandosi dentro inconsapevolmente i paesaggi che soltanto dopo molti anni sarebbero riapparsi nei suoi quadri. In mezzo c’è una carriera fatta di sfide sempre nuove e continue, la vicinanza con il mondo della letteratura e dell’arte, gli incontri con Zavattini, Fusco, Pirella;  quindi i grandi giornali, la satira delle copertine dell’Espresso, le esperienze alla Galleria Marconi.

“Il libro, – commenta Gnoli – di una semplicità solo apparente, è scritto come un vero e proprio racconto, in cui non emerge l’Io dello scrittore pur essendone riconoscibile lo stile. Nasce dall’incontro di due “provinciali”, che detto così può sembrare un insulto ma è in realtà un apprezzamento, perchè chi viene dalla provincia ha un valore aggiunto e porta dentro un qualcosa che poi diventa la propria ricchezza”.

E alla provincia “Tullio è rimasto legato per il paesaggio, come io per la lingua. – commenta Silvia Ballestra – Questo senza dubbio ci unisce, come ci unisce la scelta di vivere a Milano, anche se l’impatto con la città è stato diverso perché avvenuto in due momenti storico-culturali diversi. Da appassionata di biografie, – spiega –  nutrivo la necessità di accostarmi ad una vita vera e non immaginata. Credo che Tullio sia stato uno degli artisti più vicini agli scrittori, del resto in qualche modo è lui stesso un biografo” .

Sullo sfondo del ‘ritratto’ letterario di Pericoli c’è una Milano in continua evoluzione, destinata a diventare una capitale del pensiero del dopoguerra ma anche di un commercio sfrenato che ingloba anche il mercato dell’arte, esponendolo a continui rischi di ‘inquinamento’. Da tutto questo Pericoli “è riuscito a rimanere autonomo – ha sottolineato il professor Papetti- ritirandosi sempre al momento giusto, scampando così il pericolo di farsi prendere da meccanismi perversi che lo avrebbero costretto a fare sempre le stesse cose”.

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