ASCOLI PICENO – Riservato, stanco, un po’ scontroso, appare così Alessandro Preziosi, volto noto di teatro, televisione e cinema, attualmente impegnato nella duplice veste di attore e regista in Cyrano de Bergerac, commedia romantica del poeta drammatico Edmond Rostand, in scena al Ventidio Basso sabato 14 e domenica 15 gennaio.

Ai tavoli di un noto bar del centro storico, a tu per tu con il direttore artistico del Teatro Stabile d’Abruzzo e della Link Academy – Accademia Europea d’Arte Drammatica.

Cyrano de Bergerac e la direzione del Teatro Stabile d’Abruzzo come ricostruzione del tessuto artistico abruzzese. Da cosa parte questo progetto?

La regia di Cyrano e l’incarico di direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo sono due cose che nascono entrambe dalla voglia di una sfida, soprattutto con me stesso, di fare le cose al meglio nonostante le difficoltà del momento. Se avessi avuto qualche anno in meno avrei avuto gli occhi meno aperti rispetto ai problemi che attanagliano burocraticamente le grandi imprese, di qualsiasi genere esse siano, architettoniche, teatrali, artistiche.

Ha in qualche modo influito nell’accettare questo ruolo il terremoto del 1980 vissuto dalla tua famiglia ad Avellino?

No, in realtà quella è una cosa che è venuta fuori in una conferenza stampa, mi ha ricordato quell’episodio ma io ero troppo piccolo all’epoca.

Ha dichiarato ad un noto settimanale: “Il terremoto ci ha cambiato ed io ho riscoperto il mio ruolo di padre”. In che modo?

Hanno insistito su questa domanda nonostante io mi sia stranito ed io ho detto la cosa più generica. Padri lo si diventa fisiologicamente senza che questo implichi un miglioramento o peggioramento della persona.

Cosa ti accomuna a Cyrano, il tuo personaggio?

Quel senso strano di inadeguatezza rispetto al modo in cui vivo il mio mestiere e la precarietà che ne è parte.

Ha dato una grande opportunità ai ragazzi dell’Accademia, inserendoli nel cast di Cyrano. Quanto è importante oggi avere un’occasione dal punto di vista lavorativo?

Ma l’occasione è reciproca perché a me viene data la possibilità di misurarmi con il talento altrui quindi di avere la pazienza di aspettare, costruire e somministrare a loro cose nelle quali io credo fermamente: da una parte vi è l’occasione per loro di crescere e dall’altra per me quella di continenza, di contenere quello che disattendo perché cerco di sostituirmi agli altri e quindi pretendo dagli altri quello che pretendo da me stesso. Avere una grande occasione non vuol dire che sei perfettamente tarato per quella cosa in quel momento in cui ti capita, non è uguale per tutti, subentrano il carattere, l’educazione, la voglia, la fame.

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