ASCOLI PICENO – Trasportatori, marineria: mancano solo loro o quasi, nonostante che il movimento “dei Forconi” prenda il nome da uno strumento antico di lavoro degli agricoltori. Eppure anche loro fanno sentire la propria voce: nuova stangata per gli imprenditori agricoli causato dal rialzo del prezzo del gasolio agricolo che è passato da 0,49 euro al litro di gennaio 2010 agli attuali 1,20 euro al litro dell’ultima rilevazione, con un incremento record del 150 per cento. Il che significa un costo aggiuntivo superiore ai 5 mila euro per ogni azienda del settore. A segnalarlo è la Cia – Confederazione Italiana Agricoltori di Ascoli Piceno che commenta l’ennesimo rialzo dei prezzi della benzina. “Per gli agricoltori – ha spiegato Massimo Sandroni presidente provinciale della Cia –  si tratta di una nuova stangata, che si traduce in un costo aggiuntivo superiore ai 5 mila euro ad azienda. Basti pensare che ormai il prezzo di un litro di benzina alla pompa ha ampiamente doppiato quello di un litro di latte a lunga conservazione venduto in un qualsiasi supermercato. Il gasolio è uno “strumento” di lavoro fondamentale non solo per le serre, ma anche per tutte le altre imprese agricole. Serve, ad esempio, per il riscaldamento delle stalle, per le macchine agricole, per l’approvvigionamento dell’acqua, per l’irrigazione dei terreni. Da qui l’esigenza di provvedere con adeguate agevolazioni per evitare il collasso del settore, già gravato dalle misure della manovra ”.

La stangata si fa sentire anche sulle tasche delle famiglie ascolane che dopo gli ulteriori rialzi dei prezzi dei carburanti spendono più per trasporti ed energia che per cibo e bevande. L’ennesimo rialzo ai distributori, infatti, ha portato un litro di benzina a salire fino a punte massime di 1,841 euro: più di due volte il prezzo medio al consumo di un litro di latte Uht (80 centesimi) e addirittura cinque volte di più il prezzo alla stalla pagato agli agricoltori (35 centesimi al litro). Numerosi, pertanto, sono i raffronti con i prodotti agroalimentari: il prezzo di un litro di benzina arriva a superare il costo medio di 1 kg di arance (1,80 euro) o di 1 kg di pasta di semola di grano duro (1,70 euro) o anche di una confezione da sei di uova di gallina (1,53 euro).

Si tratta di paragoni che rendono ancora più evidente lo scombussolamento della spesa di numerose famiglie a causa del “caro-benzina”. Nell’ultimo anno, infatti, ogni famiglia ha dovuto mettere in conto 470 euro al mese per trasporti, carburanti ed energia: un budget che ha superato quello per alimentari e bevande, fermo a 467 euro mensili. Ora il rischio è di un ulteriore calo della spesa per il cibo e le bevande, tanto più che il costo del trasporto incide sul prezzo finale dei prodotti agroalimentari per il 35-40 per cento.

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