ASCOLI PICENO – Quando ho chiamato per fissare un appuntamento era in Lombardia, ora è in partenza per Brà, per la manifestazione Cheese, organizzata da Slow Food.

“Mi invitano e io vado. Il fatto è che noi abbiamo l’oliva tenera, che è la vera “star” del territorio e ci può dare lavoro per decenni. La pianta, che io chiamo radice, dà un prodotto che non somiglia a nessun altro e oggi è una ricchezza infinita. Abbiamo ottenuto la Dop (denominazione di origine protetta) cinque anni fa, poi il consorzio di tutela l’anno scorso, però ancora tanti colleghi non se ne sono accorti. Temono che non ci sia mercato. Io invece sono sicuro che ci darà tante soddisfazioni.”

Qual è il segreto della preparazione delle olive?

“Non c’è un segreto, a parte utilizzare l’oliva tenera ascolana, che è molto faticoso. Oggi cerchiamo di meccanizzare, ma l’oliva è delicata quindi per metà viene comunque lavorata a mano per recuperare le olive che si spezzano nella macchina. Quello che mi piace molto è il rapporto diretto con tutti i produttori lungo la filiera, dalle olive alla carne, tanto più che con la Dop devono essere tutti prodotti certificati della zona. C’è il contadino che mi chiama per andare a vedere, facciamo merenda, stiamo sotto alla pianta a discutere, è molto piacevole.”

Migliori è anche presidente dell’associazione del Carnevale ascolano, nonché ideatore del premio Asino che vola, assegnato ogni anno alla maschera più pazza e giunto ormai alla 24ma edizione. Ma soprattutto è da sempre uno dei protagonisti del Carnevale, da solo o in coppia con Francesco Mazzocchi. Qual è la maschera a cui è rimasto più affezionato?

“Quella in cui mi giravano le palle e a Mazzocchi gli si appicciavano le lampadine. Era una maschera di una semplicità mostruosa ma divertente. E l’abbiamo fatta muta, perché sennò sarebbe stata volgare, ma la maschera non deve essere volgare.”

In effetti, me la ricordo anch’io: aveva una stecca con due palloncini attaccati alle estremità e un motorino nel cappello che li faceva girare (si veda la foto). È solo una delle tante idee semplici ma geniali con cui negli anni ha contribuito ad animare il Carnevale ascolano. Anche questa è una tradizione che si va perdendo?

“No, stanno ricominciando i giovani, abbiamo anche previsto dei premi appositamente per loro e i ragazzi rispondono bene. E per fortuna perché nu’ ce ne sem’ calate”, dice confermando quella autoironia da cui nascono tutti i suoi personaggi.

Tra le mascherate fatte da altri ricorda il Guglielmo Tell di Giulio Passarò, e “Li ‘mmerecane” di Lucio Sestili (foto). In mezzo a tante foto del Carnevale, ce anche la locandina del campionato mondiale di “Scuccetta”, che si svolge ormai da 23 anni nel giorno di Pasquetta.

“Abbiamo recuperato una tradizione che si era persa, i bambini non conoscevano più questo gioco che si fa con le uova sode. Arrivano persone da tutto il mondo. È una bellissima iniziativa, che ci fa vedere di nuovo i bambini che giocano con i nonni, e per giunta non costa niente: non facciamo pubblicità perché tanto ne parlano tutti i giornali, la gente lo sa per passaparola, le uova ce le regalano e quelle che avanzano le doniamo alla mensa comunale, l’incasso lo devolviamo all’associazione per la sclerosi multipla”.

Che rapporto ha con la politica locale?

“Senza voler essere presuntuoso, penso di fare politica vera. Ottenere la Dop è politica vera. Me ne sono occupato insieme a Francesco Lucidi, non è costato niente all’amministrazione, non abbiamo chiesto soldi a nessuno. Se mi fossi messo in un partito avrei avuto di certo più difficoltà. E poi per fare che, l’assessore?”

Magari il sindaco.

“No, onestamente non avrei la cultura per sostenere il ruolo, meglio che lo facciano altri.”

Ma se fosse sindaco quale sarebbe il suo primo intervento per la città?

“Fare una politica per riempirla di gente, facendo rinascere il Mercato delle Erbe. E chiuderei gran parte del centro storico al traffico, così mi farei un sacco di nemici fra i miei colleghi”, ride. “Già ci sono tante gelosie, qui come dappertutto, penso di avere fin troppa visibilità, rispetto a quel poco che sono, forse essere un po’ defilati è meglio. Sempre ‘ssu Zè, Zè, alla fine rompe, no?”

 

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