ASCOLI PICENO – Riceviamo e di seguito pubblichiamo un nota della consigliera della Lista Primavera di Ascoli Silvia Parlamenti in merito al finanziamento della comunicazione istituzionale del Comune di Ascoli e all’affidamento degli incarichi per fornire il servizio.

“Anche grazie alle notizie riapparse sulla stampa, siamo costretti a tornare su un tema più volte affrontato e denunciato dall’opposizione sul quale conteremo a questo punto di produrre un’interrrogazione al più presto: l’ossessione di Castelli per l’occupazione dei media e la campagna elettorale no stop, in ossequio allo stile dell’ormai decaduto Berlusconi. A spese, ovviamente, dei cittadini. Ci riferiamo alle ultime determinazioni dell’anno passato relative alla decisione dell’amministrazione Castelli di impegnare in totale 80 mila euro per non meglio definite “attività di informazione e comunicazione istituzionale”. Nello specifico 30 mila euro per la redazione di un telegiornale dell’Arengo e 50 mila per la predisposizione di un periodico comunale.

Tale scelta desta innanzitutto perplessità da un punto di vista politico: in periodi di vacche magre l’Amministrazione non dovrebbe
avere tra le sue priorità quella di rifarsi un bel vestito ma dovrebbe avere più attenzione e porre più sobrietà nell’utilizzare le già scarse risorse pubbliche, per rispetto dei tanti cittadini che fanno i conti sull’euro per arrivare a
fine mese.

Ma la questione fa sorgere altre due questioni, una dal punto di vista amministrativo e una dal punto di vista contabile. Dal primo punto di vista si evidenzia la più volte contestata insofferenza di questa
Amministrazione verso procedure di selezione pubbliche e trasparenti. In ambedue i casi infatti l’affidatario privato del servizio (sempre lo stesso!) è individuato mediante trattativa privata senza passare attraverso procedure di gara nemmeno ufficiosa (seppur la soglia, se si considerano entrambi i servizi, è superiore ai limiti di legge).

Inoltre, ci chiediamo se non ci siano anche gli estremi per una segnalazione alla Corte dei Conti visto che con questa spesa si rischia il superamento dei limiti previsti dalla legge per spese di pubblicità. Né può essere richiamato il salvagente di far rientrare tali spese nell’alveo delle spese per comunicazioni istituzionali visto che la corte dei conti in una recente sentenza (la n. 50/2011) ha interpretato rigorosamente tale limite come inclusivo delle sole spese
obbligatorie. Insomma ancora una volta questa Amministrazione, nel suo
tentativo di “non interrompere il processo di fidelizzazione con la cittadinanza” (parole tratte dalla determinazione n. 2068 del 21/12/2011) in un percorso continuo di campagna elettorale perenne, ritiene prioritario spendere i soldi pubblici per bombardare il cittadino – ma per l’Amministrazione è più un consumatore – con continui e martellanti spot pubblicitari piuttosto che adottare provvedimenti efficaci ed utili per la nostra città. Con l’obiettivo
naturalmente di distrarre l’attenzione pubblica sui reali problemi
degli ascolani in merito ai quali Castelli e assessori brancolano purtroppo nel buio pesto”.

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