ASCOLI PICENO – Il consiglio provinciale, riunito in seduta aperta e straordinaria nell’aula di Palazzo San Filippo, ha approvato l’ordine del giorno proposto dall’Upi a livello nazionale che dice “No all’Italia senza le Province”. Il documento è stato deliberato da tutti i consigli provinciali d’Italia nell’ambito della giornata di mobilitazione promossa per “spiegare ai cittadini l’utilità di un istituzione che dal 1831 rappresenta l’identità profonda del paese e fornisce servizi essenziali sul territorio dalla realizzazione e manutenzione di infrastrutture, alla tutela dell’ambiente fino alla cultura, trasporti, sociale e turismo” si legge nella nota stampa. Ai lavori hanno preso parte sindaci e amministratori comunali, rappresentanti delle associazioni di categoria, tra cui il presidente di Confindustria Ascoli Bruno Bucciarelli, sindacati ed altri esponenti del mondo delle associazioni e della società civile.

Il presidente del consiglio provinciale Armando Falcioni  ha sottolineato: “La Provincia non può solo ridursi ad una manutenzione di strade e scuole o di altre innumerevoli competenze. L’ente rappresenta la massima espressione di un territorio, ne è lo specchio più manifesto di usi costumi, tradizioni, esigenze, politiche che non possono esser fagocitate in nome di una più generica politica regionale, notoriamente difficile da interpretare. Siamo disposti come amministratori a metterci in gioco, ad accettare rivoluzioni istituzionali anche traumatiche, purchè non sia utilizzato un decreto come questo che svuota le funzioni dell’ente senza risparmi ma per una riforma più producente, anche riconoscendo gli errori che le Province nella loro storia hanno commesso. Pare evidente – ha continuato Falcioni – che se negli ultimi anni si è acuita l’avversione verso questo ente è anche perché abbiamo assistito nell’ultimo decennio all’anacronistica ed inopportuna proliferazione di esse con costi esagerati e duplicazione di uffici nel giro di qualche chilometro”

“Non siamo certo noi la casta, le Province rappresentano appena l’1,35% della spesa pubblica complessiva del Paese e di costi della politica ammontano a soli 34 milioni di euro – ha evidenziato il presidente della Provincia Piero Celani – occorre quindi ragionare in maniera serena sul riordino complessivo dell’intero sistema istituzionale locale attraverso la definizione concertata della carta delle autonomie senza lasciarsi influenzare dall’onda mediatica che addita le Province come fonte unica di sprechi. Sembra quasi che le Province rappresentino “il regno del male” mentre gli altri enti, come lo Stato o le Regioni costituiscano la parte virtuosa. Le Province investono ogni anno quasi 10 miliardi di euro per le opere pubbliche, lo sviluppo economico, i servizi, la promozione dell’occupazione, della cultura, dell’ambiente, del turismo, dello sport a fronte di una spesa corrente complessiva di appena 750 milioni di euro a cui si aggiunge quella del personale. I veri risparmi – ha sottolineato – vanno ricercati altrove abolendo, per esempio, la miriade di enti intermedi (oltre 7 mila con un esercito di 27 mila nominati) le cui funzioni potrebbero essere benissimo svolte dalle Province con un concreto vantaggio in termini di riduzione di costi, snellimento burocratico ed eliminazione di passaggi inutili.

“Chi vuole oggi sopprimere le Province – ha concluso il Presidente – fino a pochi anni fa ne chiedeva di nuove, come è accaduto con il caso di Fermo. Ebbene siamo certamente favorevoli ad un ridisegno dell’architettura istituzionale dello Stato e di tutte le autonomie locali, dalle Regioni fino ai Comuni, ma credo che un governo di livello intermedio e di area-vasta sia importante per garantire una gestione veramente all’insegna della sussidiareità e che tale livello debba essere rappresentato da organi di governo eletti direttamente dai cittadini e non certo da persone nominate dall’alto”.

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