ASCOLI PICENO – Avvia il concerto con  “Viaggiatori d’Occidente“, un brano tratto dall’album Ventilazione, seguito subito dal brano che da il titolo allo stesso  album del 1984, “Ventilazio”,  e con una battuta ironizza sulla data rimandata dallo scorso 8 febbraio a causa del maltempo: così si è presentato Ivano Fossati al pubblico del Ventidio Basso, una sala gremita di spettatori eterogenei d’età e status sociale, ma uniti dalla medesima passione per il cantautore.

Il cantautore genovese presenta  il suo ultimo singolo “La decadenza” , seguito da “Quello che manca al mondo”, entrambi brani dell’ultimo album Decadancing, uscito lo scorso 4 ottobre 2011, e con il quale l’artista ha pubblicamente annunciato, in diretta televisiva, durante la trasmissione “Che tempo che fa”, l’abbandono della carriera discografica e il ritiro dalle scene.

Due ore e mezza di musica e parole, nelle quali Fossati ha ripercorso momenti importanti della sua carriera, attraverso le canzoni che l’hanno reso famoso. Immancabile il saluto e l’omaggio all’amico e collega Lucio Dalla, scomparso improvvisamente a seguito di un malore proprio nella giornata di ieri 1° marzo: “Mentre viaggiavo per raggiungere questo palcoscenico – commenta Fossati –  sono stato raggiunto da questa triste notizia, e sono rimasto senza parole. Posso solo chiedervi di unirvi a me in un saluto”. Con un lungo applauso interrotto dalle note di “L’amore fa”, il pubblico del Ventidio ha mandato un pensiero all’artista, mentre dalla scenografia del palco cadeva una tempesta di stelle.

Lo spettacolo continua, fra ingressi, uscite di scena dell’artista e della band e cambi di strumentazione: armonica, chitarra, pianoforte e flauto, il tutto accompagnato dagli arrangiamenti del gruppo, fra chitarre elettriche e violoncelli, effetti elettronici e fisarmoniche. E’ un’attrice a recitare alcune frasi della poesia di Boris Vian “Il disertore”, che fu conosciuta per la prima volta nella versione italiana grazie alla traduzione di Luigi Tenco, che la intitolò “Padroni della terra”. Rimasta inedita, fu poi ritradotta da Giorgio Calabrese ed incisa nella versione attuale da Ornella Vanoni e lo stesso Fossati.

I brani si susseguono l’uno all’altro, con il coinvolgimento del pubblico sui pezzi storici come “Cara democrazia”, “Ho sognato una strada”, “La musica che gira intorno” e la sua intramontabile “Treni a vapore”. Gioca e si diverte sul palco, quando presenta il gruppo e mette in scena “questa pantomima – come l’ha definita lo stesso cantautore –  che mi perseguita da quarantaquattro spettacoli ormai, ed ogni volta devo far finta di essere sopreso”: Fossati chiede alla band di far vedere al pubblico cosa avrebbero fatto se non fossero stati costretti a suonare i suoi pezzi. E il gruppo si spacca in due, non solo scenograficamente: da una parte capelli lunghi davanti al viso e braccia alzate con pollice, indice e mignolo a formare il simbolo “rock’n’roll”, sulle note dei Led Zeppelin, dall’altra maschere di cera e Rondò Veneziano in sottofondo.

Il concerto si chiude con due classici, con i quali Fossati saluta il pubblico e celebra la sua carriera, ironizzando su sui due pezzi storici: “La costruzione di un amore è una canzone che si può scrivere solo a venti anni…io l’ho scritta a venticinque e sono rientrato nella categoria di quei cantautori un po’ ombrosi…se l’avessi scritta adesso mi avrebbero internato. A differenza invece di questo brano, che è una canzone d’amore di tutti i tempi”. E sulle note di “Bacio sulla bocca” cantata da un pubblico commosso, cala il sipario su questo grande artista della musica italiana.

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