ASCOLI PICENO – Li incontriamo di fretta, indaffarati per la presentazione del libro, il prossimo 18 marzo alle 18, alla libreria Rinascita. Uno strano connubio, il loro, da cui ha preso forma un’opera atipica e surreale, dove il deserto è si presenza fisica ma anche e soprattutto potente metafora del vivere, baluardo di solitudine, allucinazione di una realtà stringente, specchio di sogni ancora vivi. Un talentuoso giornalista noto in tutta la provincia per la sua penna pungente, la passione per il buon cinema  ed un’anima rock, l’altro un po’ cowboy un po’ bandito, sempre pronto a fare a botte, schivo testardo e sotto sotto anche vanesio al punto di non farsi fotografare temendo gli assalti delle fans.

Come vi siete conosciuti?

Luca: Un decennio fa, durante il mio viaggio in Almeria. Ero spossato dal sole e mi stavo ritemprando in un saloon vuoto. Ho sentito un rumore di vetri rotti e poi è apparso lui, uno sgangherato cowboy pazzo con la corda al collo. Ci siamo presi a pistolettate per un po’, una mezzora buona, poi abbiamo scolato insieme una bottiglia di buon rum: con queste due premesse non potevamo che diventare amici.

Tuco: L’ho raccattato fuori da un saloon in un giorno di canicola. L’ho ritemprato con un whisky triplo e poi l’ho lasciato con Jack il barista. Dopo una mezzora me lo sono ritrovato appresso come un cagnolino scodinzolante. Ancora, ogni tanto, mi sta alle costole durante le mie scorribande. Per fortuna sono un uomo di infinita pazienza oltre che d’azione.

Chi è più scrittore dei due?

Luca: se scrittore è colui che scrive, narra, racconta e scarica sé stesso (ma anche quanto immagina o quanto si staglia attorno) su una pagina bianca allora sì, un po’ mi ci sento. Se scrittore è colui che vende fumo con l’inchiostro ed ostenta fallacia, allora no.

Tuco: io non so scrivere e leggo a malapena. Però delinquo.

Come è nata l’idea del libro e da quanto tempo ci lavorate?

Luca: In realtà questo libro non è nato per essere libro. Mi spiego: l’esigenza di scrivere la coltivo da sempre, è per me imprescindibile come respirare. Tutto però è scaturito dal mio incontro con Tuco avvenuto qualche anno fa. E’ stato lui a farmi notare che tra le pieghe dei miei scritti e racconti c’era un unico denominatore comune: il deserto. E non solo quello inteso in senso fisico, che pure è presente vista la mia influenza “western”, ma quello metaforico del vivere. Mi riferisco al deserto di solitudine, rabbia, disperazione, oasi sperate, inseguimenti, sogni, allucinazioni in cui tutti, primo o poi, siamo finiti una volta nella vita.

Tuco: Io non ho mai lavorato in vita mia.

“In C’era una volta il deserto non troverete un romanzo, perché non c’è inizio né fine. E neanche una certezza a cui aggrapparvi. -spiegano gli autori- Troverete storie dove il sogno insegue l’allucinazione, dove l’oggi scarnificato attanaglia la solitudine. Troverete racconti d’anime perse e liberate, abbagli di buio, miraggi senza mira, oasi sperate e disperate. Troverete una compilation dove saltare a piacimento da un brano all’altro, dove passare con grazia da un pugno ad una carezza. Troverete fughe e rincorse. Preghiere e coltelli. Legami e tradimenti. Amore ed odio. Vita e morte. Troverete ciò che eravate, ciò che siete, ciò che sarete: il deserto”

Oltre agli autori, saranno presenti l’autore della prefazione Massimo Del Papa, poeta, giornalista  di Il Mucchio Selvaggio e Lettera 43 e scrittore  di “Happy” dedicato a Keith Richards e “Lucio oh” sulla vita di Lucio Battisti e il disegnatore Andrea Tarli, talentuoso artista ascolano dal tratto illuminante

Alcuni racconti verranno letti e interpretati da Alessandro Marinelli, attore e regista, deus ex machina del Teatro Cast, e per il commento musicale di Dario Faini, musicista ed autore Universal, ha scritto tra le altre “La tua bellezza”, brano con cui Francesco Renga ha partecipato all’ultima edizione del Festival di Sanremo.

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