ASCOLI PICENO – Inaugurato ufficialmente ieri pomeriggio il restauro dell’Oratorio di San Francesco, conosciuto e vissuto in anni più recenti come Ex Pescheria Comunale.

Una grande cerimonia civile e pubblica celebrata dal sindaco Guido Castelli al Teatro Ventidio Basso, alla presenza dei cittadini, delle autorità civili, religiose e militari e dei rappresentanti delle Soprintendenze Regionali. Relatori dell’incontro il professor Papetti, direttore dei Musei Civici e l’ospite illustre, Vittorio Sgarbi, arrivato in teatro sotto scorta.

La città tutta ha partecipato calorosamente affollando il teatro. Quasi tutto esaurito.L’appuntamento con la storia parte purtroppo con 45 minuti di ritardo, un po’ all’ascolana.Qualche rimprovero viene dalla platea. Poi solo cose belle  e interessanti.

“Per il restauro dell’Oratorio del Corpus Domini, luogo del cuore, caro a tutti i cittadini, abbiamo atteso circa sessant’anni. Leggo il sorriso e senso di soddisfazione nei volti degli ascolani.” Queste le primissime parole del sindaco Guido Castelli, il quale ha aggiunto i ringraziamenti alle imprese Coral e Castelletti e agli architetti Enrica Petrucci e Rodolfo Terpolilli per la bellezza, la validità e l’adeguatezza del restauro del sito: il recupero degli affreschi attribuiti a Cola dell’Amatrice, le strutture a pannelli mobili utilizzabili per le esposizioni e tutti gli apparati di illuminazione e di accesso.

Ex Sala del Capitolo, ex armeria della caserma, ex Oratorio, ex Pescheria Comunale, ex luogo di degrado e abbandono notturno. E’ in questi passaggi che si è svolta la vita antropologica dell’intera città. Gli spazi della nuova struttura sono pronti da oggi ad ospitare mostre, eventi temporanei pubblici e privati di ogni genere.

Il professor Papetti ha introdotto il discorso sull’importanza storica e artistica del restauro. “Il restauro – ha spiegato – ha favorito anche il recupero delle decorazioni in stile Rococò ad opera di Tomaso Marini. I cinque affreschi (vedi foto) dell’Oratorio del Corspus Domini di Cola dell’Amatrice rappresentano episodi dell’Antico Testamento, le vicende del Re Nabuccodonosor e dei sovrani che hanno vissuto situazioni simili alla Passione di Gesù Cristo. Già nel 1872 Giulio Cantalamessa aveva intuito che quei dipinti potessero essere strappati. E’ giusto che dopo il recupero tornassero nel luogo per il quale sono stati pensati. Il primo soggiorno romano di Cola avvenne nel 1515,  quando il maestro registra le novità di Michelangelo e Raffaello. Gli Affreschi testimoniano questa influenza: sia il temperamento libero e armonioso e la bellezza ideale di Raffaello, sia l’espressività concitata di Michelangelo.”

Esuberante l’intervento di Vittorio Sgarbi, chiamato a relazionare sulla pittura di Cola dell’Amatrice.

“Cola dell’Amatrice è un tema complesso e misterioso persino per chi ne parla. Anche se ho una grande stima di lui, sono vent’anni che non lo tratto, per cui è l’ultima cosa di cui mi vorrei occupare. Dal 1515 il mondo cambia e Cola si fortifica. E’ il momento aurorale del pittore che non si è ancora scongelato alla luce di Raffaello. I dipinti sono legati alle confraternite affermatesi dopo il Concilio di Trento e si inseriscono nell’opera più importante di Cola: “L’istituzione dell’Eucarestia”. Lì Cola dell’Amatrice inventa il rito, la simbologia e il dinamismo psicologico del Cristo che si alza da tavola come da un altare e distribuisce l’Eucarestia.”. Pronte le battute successive alla Festa della Donna: “Apro una parentesi ideologica. Non me ne vogliate, ma l’Ultima Cena è per soli maschi!”. Infine un congedo che lascia intravedere un interessante incontro futuro: “Io non posso che ringraziarvi per questa serata. Venti anni fa polemizzai contro il restauro schifoso del Palazzo dei Capitani. Questa è  una restituzione importante di uno spazio e di capolavori. Dopo questa fausta giornata presterò il mio dipinto sulla Sacra Famiglia alla città di Ascoli. Manterrò la mia promessa.”

 

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