APPIGNANO DEL TRONTO – Da Appignano un coro di no contro la centrale a biomasse. C’è stata grande partecipazione, ieri sera, all’assemblea pubblica per discutere del progetto presentato dalla Green Power srl, sulla realizzazione di un nuovo impianto di produzione di energia elettrica, alimentato da olio di colza, in località Valle San Martino, al confine col Comune di Castel di Lama. La Provincia sta ora vagliando la domanda e valuterà se rilasciare o meno la Valutazione di Impatto Ambientale, mentre dovrà pronunciarsi sull’autorizzazione la Regione, grande assente in questo incontro.

Il sindaco Nazzarena Agostini ribadisce che l’amministrazione non si oppone a priori a questo impianto ma vuole aprire un confronto con i tecnici e la cittadinanza per avere maggiore consapevolezza sulla questione e sui suoi risvolti. “Non siamo contro le rinnovabili ma abbiamo bisogno di una programmazione che non c’è. Il paese di Appignano ha già di per sé diverse problematiche, prima fra tutte la discarica di Relluce (siamo alla quinta vasca, probabilmente arriverà una sesta). Inoltre il Comune per arginare la diffusione del fotovoltaico nelle campagne aveva fatto una variante al Prg per individuare un’area adibita a pannelli ed insediamenti insalubri e nocivi. La Regione alla fine deciderà se far sorgere la centrale senza che il Consiglio comunale possa dire la sua: non è la democrazia che sceglie ma sono i privati, la speculazione”.

“In questo caso – continua il sindaco – non ci sarà alcun vantaggio economico per questo Comune, l’energia prodotta servirà solo al privato, a differenza di altre centrali che alimentano intere cittadine. Inoltre questo impianto brucerà due quintali di olio di colza all’ora, un prodotto che non è presente nella nostra zona ma verrà trasportato dalla Romania, con conseguenti emissioni di co2 a danno per l’ambiente”. A ciò si aggiunge un altro dubbio: “Chi garantisce che per 30 anni le emissioni saranno sempre quelle garantite dalla legge e che in futuro non verrà immesso rispetto all’olio di colza qualcosa di più inquinante? Un megawatt non è molto (a Fermo sorgerà una centrale di 100 MegaWatt) ma si va ad aggiungere ad un contesto già in affanno”.

“La questione può essere considerata sotto diversi aspetti: morale, sociale, politico, tecnico – interviene Giuseppe Serafini, dirigente del Servizio Ambiente della Provincia -. Dal punto di vista politico, la Provincia, per voce dell’assessore Antonini, si dichiara contraria a impianti di questo tipo. Poi però va preso in considerazione anche il punto di vista tecnico: esistono leggi, come il decreto 387 del 2003, che non vietano la realizzazione di impianti alimentati a fonti rinnovabili. Io non sono un politico e mi trovo ad applicare leggi. La centrale a biomasse è un caminetto: il discorso è quanto sia grande l’impianto e dove viene realizzato. Siamo ancora in una fase iniziale: il progetto è ora in fase di screening, occorrerà valutare se bisogna approfondirlo e poi inviarlo al VIA, la Valutazione Impatto Ambientale che esamina come un impianto si inserisce in un contesto ed i suoi effetti sulla salute umana.

Interviene anche Valentina Crescenzi, ingegnere dell’Arpam: “Il nostro ruolo è quello di valutare i progetti e verificare se rispettano le leggi vigenti. L’impianto è di piccole dimensioni, meno di 1 megawatt, anche se questo non vuol dire a priori che sia meno inquinante. Da un certo punto di vista mi sento di rassicuravi: una centrale a biomasse qui ha dei limiti di emissione in atmosfera imposti dalla legge molto più bassi di quelli nazionali (meno della metà). Tuttavia al momento non possiamo dire quanto inquina: la documentazione presentata dalla società è risultata piuttosto carente perciò abbiamo chiesto delle integrazioni per avere un quadro più chiaro”.

Francesco Re del Comitato “Cose di cAsa nostra” ringrazia le persone che hanno firmato la petizione (900 firme raccolte che verranno inviate a Provincia e Regione): “Appena abbiamo saputo della notizia noi residenti abbiamo cercato di documentarci sugli effetti sulle persone: sicuramente non farà bene, potrebbero essere emesse polveri ultrasottili nocive per la salute. Lancio un appello alle autorità e all’Arpam di segnalare se vi sono rischi o ricadute negative sulla salubrità, considerando il fatto che lì sotto c’è un quartiere abitato”.

“Gli inquinanti prodotti dalla combustione da olio sono polveri, ossidi di azoto, monossido di carbonio e sostanze organiche – spiega Crescenzi -. A questi vano aggiunte le sostanze utilizzate per abbattere gli inquinanti, in genere l’ammoniaca. Non ci sono sostanze tra quelle immesse classificate come cancerogene (secondo lo Iarc), anche se non abbiamo ancora una normativa di riferimento sulle polveri sottili e ultrasottili”. L’Arpam effettuerà comunque una verifica di controllo annuale sulle sostanze emesse, con la possibilità di realizzare in qualsiasi momento controlli a sorpresa, ossia senza preavviso.

Applauso del pubblico per alcuni interventi da parte di cittadini: “La nostra impressione è che ci siano dei luoghi pattumiera, come il nostro paese – afferma una signora -. Siamo stanchi di dover sottostare a giochi politici e speculazioni di privati sul nostro territorio”. Gli fa eco un altro residente: “Non capiamo il perché si autorizzino progetti come questo, dove le ricadute occupazionali ed i vantaggi economici per il territorio sono pari a zero”.

E alla proposta, suggerita da Crescenzi, di una possibile compensazione per i danni subiti, è coro unanime di sindaco e cittadini: “Noi non la vogliamo”.

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