ASCOLI PICENO – La stagione di calcio di serie B  ’90-’91 passerà alla storia per l’ascesa  di Zdenek Zeman e del suo “Foggia dei miracoli”, improntato su una filosofia gioco innovativa e rivoluzionaria per l’epoca, basata su una spregiudicatezza offensiva senza precedenti e su una ossessionante ricerca del gol per tutti i novanta minuti. Il credo di Zeman, personaggio discusso e divenuto negli anni seguenti scomodo per molti, non è mai cambiato.

Da allora, fino ad oggi, la sua mentalità è rimasta sempre la stessa. Zeman ha conosciuto la gloria e l’onore di allenare grandi piazze come quelle della Roma e della Lazio, ha masticato momenti amari con il rischio di finire nel dimenticatoio, ma non ne ha fatto un dramma. Ha accettato nel 2010 di tornare ad allenare il Foggia, in serie C. Ora con il Pescara nutre l’ambizione di ripetere l’impresa di ventuno anni fa.

Allora, la squadra del Foggia non era solo Zeman. C’erano giocatori come Rambaudi, Baiano e Signori, destinati ad un grande futuro in serie A. Ma il tecnico boemo si distinse per la  spregiudicatezza tattica e la continua ricerca del bel gioco.

Cinque a zero al Cosenza alla prima giornata. Così i rossoneri si presentarono all’esordio di quel campionato. Alla 13° giornata, il due dicembre del ’90, erano già saldamente in testa. Arrivarono al Del Duca. Di fronte c’era un Ascoli che aveva iniziato la sua parabola discendente dell’era Rozzi, ma era ancora una ‘nobile’ del calcio, neoretrocessa sì, ma non ancora decaduta. Al punto che al termine del campionato arrivò quarta dopo i minuti finali thriller nella storica gara di Reggio Emilia, riuscendo così a tornare di nuovo subito in serie A. La squadra allenata da Sonetti, poteva schierare un trio d’attacco da sogno:  Giordano, Cvektovic, Casagrande. E proprio il brasiliano fu il grande protagonista della sfida con il Foggia in quel pomeriggio di dicembre, mettendo a segno una storica quaterna5-2 il risultato finale. L’atteggiamento offensivo di Zeman si scontrò con la arcigna difesa di Sonetti e soprattutto con le giocate del fuoriclasse carioca, che a fine campionato con 22 gol condivise la piazza di miglior marcatore con Baiano e  Abel Balbo dell’Udinese. Il Foggia riprese poi la su inarrestabile marcia. L’Ascoli attraversò fin troppe tribolazioni, riuscendo però alla fine nell’impresa di riprendersi al sua serie A.

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