Dal settimanale Piceno Oggi n.911, in edicola dal 19 marzo 2012

ASCOLI PICENO – Prosegue la battaglia cittadina per far tornare ad Ascoli il cosiddetto “Tesoro dei Longobardi”, i reperti archeologici di una necropoli longobarda di Castel Trosino, portata alla luce tramite scavi realizzati nel 1893. In essa furono rinvenute tombe contenenti un ricco corredo funebre: fibule, collane, spilloni, anelli e borchie in oro, lamine, coltelli, catini e anse, tutti oggetti di pregiata fattura, molti dei quali dovevano costituire l’armatura di un cavaliere di alto rango. Di tutto quel materiale di elevato valore storico (si stima siano quasi 900 i pezzi trovati), si appropriò l’allora Governo del Regno d’Italia che lo collocò presso il Museo Nazionale di Roma. Poi dal 1967 i reperti passarono al Museo dell’Alto Medioevo dell’Eur dove attualmente sono custoditi.

Un fatto che rappresenta un vero e proprio “scippo” secondo molte associazioni picene come “Ascoli Nostra”, oltre a sindacati, amministratori e semplici cittadini, tutti uniti nel voler riportare questo patrimonio storico nella sua terra di origine: “Il Tesoro dei Longobardi è nostro ma da anni è a Roma, orfano di Ascoli e strappato alla sua naturale dimora in terra picena. Questa situazione penosa deve finire perché deruba il nostro territorio di un patrimonio culturale e di un potenziale economico che ci appartiene – recita il manifesto della campagna -. È vero che gli scavi furono allora realizzati e finanziati dallo Stato. Ma questo non significa che i risultati degli scavi siano proprietà dello Stato e debbano rimanere nella capitale per così tanto tempo. Al contrario: le istituzioni centrali hanno il dovere di valorizzare i territori e metterli nelle condizioni di scovare e utilizzare al meglio le risorse e le forze che appartengono naturalmente ai territori stessi”.

Ad oggi sono quasi 3 mila le firme raccolte nei locali pubblici delle Cento torri, ma per aderire alla petizione basta una semplice email, seguendo le indicazioni presenti sul sito internet http://www.iltesorodeilongobardi.it/. “L’obiettivo è arrivare entro fine giugno a 15 mila firme, ma credo che siamo sulla buona strada”, ha affermato Raniero Isopi, consigliere comunale e principale promotore della campagna. “Presto presenteremo anche una mozione ai Consigli comunale, provinciale e regionale. E chiederemo quante sono le presenze al museo romano, che a noi risultano pochissime”. Isopi non nasconde un discreto, anche se prudente, ottimismo: “Gli amministratori locali sono dalla nostra parte, anche Celani ha firmato la petizione. E a livello governativo qualcosa si sta muovendo grazie alla disponibilità dell’onorevole Ciccanti”.

Poi il consigliere stempera le polemiche passate e le “incomprensioni” con l’ex assessore alla Cultura Antonini, che si attivò per il ritorno di una parte degli ori dei Longobardi, attualmente detenuti presso la Sala Mercatori dell’Arengo. “Apprezzo le iniziative delle amministrazioni comunali, che si sono impegnate in tal senso, usando l’arte della diplomazia. Ma a mio avviso occorre essere più incisivi: non possiamo accontentarci solo di pochi ‘pezzi’, dobbiamo reclamare per Ascoli tutta la collezione archeologica e il Forte Malatesta sarebbe il contenitore perfetto per ospitare non solo i reperti rinvenuti ma anche i documenti e i taccuini appartenuti all’ingegnere Giulio Gabrielli, così da poter diventare un centro di alto valore scientifico”. Molti cittadini però non conoscono l’importanza di questo “tesoro”: per questo continua la campagna di sensibilizzazione, con manifesti e locandine sparsi per la città. E presto arriveranno anche gli opuscoli da distribuire nelle scuole elementari.

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